
Un sottilissimo File Rouge lega la Calabria all’Emilia Romagna e soprattutto alla città di Bologna dove i Pannuti di Bagaladi sono diventati una vera e propria dinastia d’eccellenza.
Di Pino Nano
La fierezza, l’orgoglio, il respiro e le emozioni forti della terra di Calabria avvolgono per una notte la suggestiva cornice del Parco Archeologico del Colosseo a Roma, dove si celebra il Premio Marisa Bellisario 2026, “Donne che fanno la differenza”, giunto quest’anno alla sua 38ª edizione, e che vede ancora protagonista assoluta di questa manifestazione nazionale la “pasionaria” di Bocale, l’indomabile e instancabile Lella Golfo, attuale Presidente della Fondazione che porta appunto il nome di Marisa Bellisario. Un evento prestigiosissimo, trasmesso l’altra sera da RAI Uno in seconda serata, presentato e condotto dalla cantautrice Malika Ayane, e che celebra il talento, la leadership e il contributo femminile nei mondi dell’impresa, delle istituzioni, della scienza, dell’informazione, della cultura e del sociale.
“In un tempo attraversato da profonde trasformazioni economiche, sociali e culturali–dice- Lella Golfo–valorizzare e riconoscere il talento femminile è una scelta di campo per il futuro. Noi lo facciamo da quasi 40 anni, raccontando storie di donne che hanno saputo rompere schemi, conquistare spazi e generare cambiamento nei luoghi della politica, dell’impresa, della scienza, delle istituzioni e della cultura. E nell’anniversario degli 80 anni della nostra Repubblica, le nostre premiate diventano il simbolo della strada compiuta ma anche della ferma determinazione a procedere verso una democrazia paritaria”.
Nomi di donne eccellenti che hanno segnato la storia della repubblica, e che con il loro valore e il loro impegno quotidiano hanno fatto grande l’Italia. Bene, quest’anno, tra questi nomi così illustri c’è anche un pezzo di storia calabrese di grande eccellenza e di grandissimo valore sociale, ed è il nome di Raffaella Pannuti, una donna manager di grande carisma ed eleganza e che in questo scenario così solenne e superbo racconta la vita straordinaria di suo padre, il prof. Franco Pannuti, e poi quella del nonno Antonino, che agli inizi del 900 lascia il paese natale di Bagaladi, Parco Nazionale dell’Aspromonte, per cercare lavoro, e sbarca a Bologna, dove nel giro di mezzo secolo il nome dei Pannuti diventa icona di salvezza e di solidarietà per via soprattutto del lavoro del papà di Raffaella, che per mestiere fa l’oncologo e che nel corso della sua vita ha ridato speranza certezze e sorriso a migliaia di ammalati di cancro.
Oncologo famosissimo, primario della Divisione di Oncologia dell’Ospedale Malpighi di Bologna dal 1972 al 1997, nel 1978 lo studioso calabrese diede il via all’esperienza di ANT, una Fondazione ANT che fornisce assistenza medico specialistica gratuita a casa dei malati di tumore senza alcun costo per le famiglie. Non solo, ma in base alle risorse reperite sul territorio, ANT offre inoltre progetti di prevenzione oncologica gratuiti, un’esperienza davvero unica nel suo genere.
“Il credo di ANT- spiega la stessa Raffaella Pannuti– è sintetizzato dal termine “Eubiosia” (dal greco, eu/bene-bios/vita, “la buona vita – vita in dignità”) intesa come insieme di qualità che conferiscono dignità alla vita, in ogni fase della malattia”.
Oggi la Fondazione ANT è la più ampia realtà non profit in Italia per l’assistenza socio-sanitaria domiciliare gratuita ai pazienti oncologici e dal 1985 a oggi ANT ha assistito oltre 180.000 malati, in modo completamente gratuito, con équipe multi-disciplinari presenti in 30 province in 12 regioni italiane (Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Lazio, Marche, Campania, Basilicata, Puglia, Umbria, Sardegna). Mentre, se si considerano i servizi sociali complementari a favore dei malati di tumore e le attività di prevenzione oncologica, la presenza di ANT si amplia a 20 regioni diverse.
“In quarant’anni di attività, grazie a mio padre e alla sua cocciutaggine, che era tutta calabrese- lui, i nostri medici, infermieri e psicologi -ricorda sua figlia Raffaella-hanno portato assistenza medica gratuita a oltre 149.000 persone malate di tumore”.
Legatissimo alla sua città, il professor Franco Pannuti è stato anche assessore alle Politiche Sociali, Volontariato e Scuola del Comune di Bologna dal giugno 1999 al giugno 2004: “Bologna mi ha amato e io ho amato lei, con la città ho un grande debito come cittadino, studente, professionista, amministratore e ho avuto il privilegio di servirla – dichiarò in una delle sue ultime interviste – Bologna è stata per noi di ANT il punto di partenza e di arrivo, una grande mamma, un grande incoraggiamento per tutta l’Italia”.
Da qui, infatti, l’esperienza di ANT ha saputo poi replicarsi e moltiplicarsi potendo contare oggi su 174 delegazioni di straordinari volontari che ogni giorno si fanno portatori di quel valore, l’Eubiosia, a cui il professor Pannuti ha dato un nome e dedicato tutte le sue energie.
“L’idea che negli anni ho coltivato dell’oncologia – diceva quando era ancora in vita il grande oncologo – è un’idea globale che significa prevenzione, ricerca e assistenza. Ma è soprattutto amore. Anche in oncologia bisogna saper infondere amore: i malati ci chiedono di non essere lasciati soli e di non soffrire ANT è nata proprio per rispondere, con amore, al richiamo della sofferenza e diffondere quel principio dell’Eubiosia, intesa come insieme di qualità che conferiscono dignità alla vita, dal primo fino all’ultimo respiro”.
Che storia incredibile, da padre in figlio, o meglio dal padre alla figlia, storia di una missione di salvezza in favore dei malati terminali che diventa oggi una pagina straordinaria della storia del Paese e della medicina italiana.
“È per me una grande emozione ricevere la Mela d’Oro e ringrazio Fondazione Marisa Bellisario per avermi onorato con questo riconoscimento che premia il mio percorso di vita e l’impegno nel lasciare un segno positivo nel mondo – commenta Raffaella Pannuti – Essere accanto a donne che rappresentano con merito il mondo delle imprese e delle istituzioni, dello sport e dell’economia è per me un ulteriore motivo di orgoglio perché sancisce la pari dignità del Terzo Settore nel tessuto produttivo del nostro Paese. Quello che enti come ANT fanno è dare risposta al richiamo della sofferenza e trasformare la solidarietà delle persone in servizi a favore dei più fragili. Si chiama volontariato ma non ha nulla di improvvisato: servono studio, costanza, propensione all’innovazione e grande trasparenza per rendere un’idea una realtà concreta che, come ANT, funziona e porta assistenza e benefici, da quasi 50 anni, a migliaia di persone ogni giorno”.
A Raffaella Pannuti Lella Golfo consegna il Premio Speciale nella sua veste di Presidente della Fondazione ANT – “l’ospedale senza muri” che ogni giorno cura gratuitamente a domicilio 3 mila malati di tumore in undici Regioni italiane, e che Raffaella ha ereditato dal padre, e che a sua volta lo aveva fortemente voluto dedicare a suo padre, quindi al nonno Antonino, come segno di devozione e di riconoscenza per averlo fatto studiare crescere e diventare poi Primario del reparto di oncologia all’Ospedale Malpighi di Bologna, punto di riferimento nazionale e internazionale per migliaia di ammalati di cancro.
Se tornassi indietro- confessa Raffaella Pannuti-forse farei il medico come mio padre, ma si vede che doveva andare così. Lei alla fine si laurea in chimica industriale e dopo diverse esperienze lavorative e un tesserino da giornalista pubblicista, nel 1998 entra in Fondazione ANT, prima come responsabile dell’ufficio stampa, poi come Segretario Generale e dal 2011 ne è Presidente. Membro degli Action Group dell’Unione Europea e coautrice di oltre 50 lavori nell’ambito delle cure palliative viene insignita del Paul Harris Fellow Rotary Foundation nel 2004, e lo stesso anno riceve il Premio Profilo Donna. Nel 2016 è invece Premio Capitani dell’Anno, e nel novembre 2021 ritira il Premio Volontariato del Senato per l’impegno profuso da ANT durante l’emergenza Covid. Da marzo 2022 è vice-presidente di Acer – Azienda Casa Emilia-Romagna della provincia di Bologna e da marzo 2023 componente del tavolo tecnico “Salute e Ambiente” del Ministero della Salute. Nel 2023 è quindi reggente della Banca d’Italia presso la sede di Bologna e dall’ottobre 2023 entra nel Consiglio di Amministrazione di Emil Banca.
Come dire? Una storia di autentica eccellenza calabro-emiliana, e forse non è un caso che Raffaella Pannuti ricordi qui davanti a tutti il rapporto viscerale che la sua famiglia ha sempre avuto con Bagaladi e la sua gente, e dove- mi dice- c’è ancora Casa Pannuti, che era la nostra casa di famiglia e che oggi e di proprietà del comune.
“Anche quest’anno – sottolinea il Presidente della Commissione scientifica Gianni Letta- le Mele D’Oro e i premi che diamo sono fulgidi esempi di moderna operosità e coraggiosa solidarietà, ambasciatrici di un Paese dove il contributo e il talento femminili non sono semplice orpello ma energia vitale irrinunciabile per il progresso materiale e morale”.
Raffaella Pannuti è oggi una di loro, premiata insieme e accanto a Reem Al Hashimy, Ministro di Stato per la Cooperazione Internazionale degli Emirati Arabi Uniti, a Suor Nathalie Becquart, Sottosegretario del Sinodo dei Vescovi e prima donna ad avere diritto di voto all’assemblea che riunisce tutti i vescovi, a Daniela Fumarola, Segretaria Generale della CISL, e a Valentina Pellegrini, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Pellegrini. Ma sul palco del Colosseo ci sono anche Alessandra Galloni, Direttrice di Reuters e prima donna in 170 anni a guidare la storica agenzia di stampa internazionale, Arianna Fontana, la più medagliata atleta italiana nella storia dei Giochi Olimpici Invernali, Elisabetta Colacchia, Head of People & Organization Enel, e Francesca Sofia, Direttore Generale di Fondazione Cassa Depositi e Prestiti.
A quasi cinque anni dalla scomparsa del Prof Franco Pannuti, dunque, avvenuta il 5 ottobre 2018, la memoria del fondatore di ANT è più viva che mai, come viva – sottolinea la Presidente della Fondazione Marisa Bellisario– è la sua eredità. Un lascito, questo- aggiunge con fierezza Raffaella Pannuti- “che ci parla prima di tutto di una sanità a misura d’uomo. Immaginata 45 anni fa, con visionaria lungimiranza, come un luogo in cui anche gli Ultimi, i Malati, potessero avere una dignità e non fossero lasciati soli. Da allora, giorno dopo giorno, decine di migliaia di persone hanno potuto scegliere di vivere il momento della malattia a casa propria, nel calore del nucleo familiare. E potranno continuare a farlo, contando su un’assistenza medica e specialistica del tutto in linea con il livello delle cure ospedaliere”.
Solo così si può cogliere fino in fondo l’orgoglio la fierezza e il carisma con cui per una notte al Colosseo di Roma -grazie a Raffaella Pannuti– rimbomba l’eco della presenza ingombrante dei Pannuti di Bagaladi. Bellissima storia di successo. Lo è in tutti i sensi.







