
Il Canto Silenzioso della Calabria
di Pino Nano
Non finirò mai di dire grazie a Natale Pace per avermi cercato e avermi chiesto di leggere il suo manoscritto dedicato a Domenico Zappone, giornalista e scrittore calabrese di grande valore professionale e culturale, identità complessa, divisa tra le radici e la modernità, una delle voci più lucide e forse anche meno celebrate della Calabria, un intellettuale che ha saputo fondere il rigore e lo sguardo del giornalista con la profondità dello scrittore e l’umanità che la sua terra, la sua famiglia, le sue origini, la sua storia privata e personale si portano dietro nel tempo.
Natale Pace ha il grande merito di aver riproposto ai calabresi gli scritti più belli dello scrittore di Palmi e di averlo fatto con una sorta di soggezione letteraria, che è davvero rara da trovare da queste parti – dove spesso gli intellettuali si nutrono di sé stessi e della propria vanagloria – e Natale Pace lo fa con un senso di ammirazione e di rispetto per il giornalista palmese che forse nessuno di noi, che per mestiere fa il giornalista, gli avrebbe mai riservato.
Bellissimo, autenticamente vero, straordinariamente forte, sotto tutti i profili letterari possibili e immaginabili, perché il Domenico Zappone che Natale Pace ci presenta oggi su questo singolare e pregiatissimo piatto d’argento, che è il suo ultimo libro, è uno di quegli studiosi e intellettuali calabresi ancora poco conosciuti dal grande pubblico e a cui la Calabria deve molto.
Ci sono dei brani di Domenico Zappone in queste pagine di Natale Pace che emozionano, perché sono la narrazione più felice ma anche più reale e più aderente di una Calabria che non c’è più, con i suoi sapori, i suoi profumi di un tempo, i rumori antichi delle nostre case, il senso di una tradizione esasperata e ormai anche scomparsa dai nostri orizzonti, quasi sepolta da una tecnologia che rincorre freneticamente sé stessa, lo sarà ancora peggio domani.
Testi e brani che letti e riletti oggi proiettano in chi li legge l’immagine quasi irreale di una terra dei sogni, dove tutto però accadeva nel silenzio generale e nella solitudine più desolante del mondo, e dove Domenico Zappone aveva un amico speciale, che ero lo scrittore di Bovalino Mario La Cava, e che lui considerava già allora uno dei più grandi scrittori del Novecento, e a cui confidava nelle lettere che puntualmente gli spediva l’isolamento vero in cui venivano lasciati gli intellettuali meridionali.
Storia la nostra di calabresi di una terra dimenticata da Dio e dagli uomini, e dove per Domenico Zappone miseria e violenza erano spesso gli ingredienti principali della vita di interi paesi, e dove la preghiera dei poveri diventava la religione ufficiale della montagna, ai piedi della quale Domenico Zappone era felicemente cresciuto e vissuto.
L’Aspromonte che ci racconta Domenico Zappone e che Natale Pace ripropone più volte in queste pagine è una montagna quasi sacra, una montagna superba e bellissima, dove il verde incontaminato delle foreste diventa teatro di vicende famigliari e di saghe popolari che oggi raccontate ai bambini più piccoli suonano come favole d’altri tempi, e come tali bellissime.
Una magia questi racconti, articoli e dossier in cui Domenico Zappone, da grande inviato speciale di giornali che allora contavano davvero molto -“Il Giorno”,”Il Resto del Carlino, “Il Popolo di Roma”, “Il giornale d’Italia”, “Tempo”, “Nuovo Corriere”,“Gazzettino di Venezia”, “Gazzetta del Sud”, “Tribuna del Mezzogiorno”, “Giornale dell’Emilia”, la “ Galleria” di Leonardo Sciascia, “Il Popolo” di Roma, dove iniziò la sua collaborazione lavorando anche al fianco di Corrado Alvaro – non nasconde davvero nulla a nessuno, e dove la realtà e i suoi sogni infantili si mescolano insieme diventando oltre che cronaca anche pura poesia.
Quarant’anni di professione e di mestiere che Natale Pace ricostruisce qui dall’inizio fino alla fine. Una vera e propria antologia.
La Calabria, per Domenico Zappone, era quindi un luogo di radici ineludibili, un serbatoio di memoria e tradizione, ma anche causa di una sofferenza esistenziale e professionale dovuta all’isolamento e alla marginalità storica del Mezzogiorno. Superbo il pezzo che Natale Pace ci ripropone sulla Varia di Palmi e in cui viene fuori per intero l’amore viscerale per la città di Palmi e che per Domenico Zappone rimarrà il cuore della sua vita per sempre. La sua Itaca.
Domenico Zappone come Dino Buzzati, il paragone letterario che fa Natale Pace è solo uno dei tanti attestati di stima che si può scrivere di Zappone, ma la verità che viene fuori leggendo queste pagine è un misto di lirismo e di fiabesco, per via di una narrazione così avvolgente e così strettamente personale e privata da credere che alla fine Zappone scrivesse per sé stesso o al massimo per i pochi amori che aveva intorno.
Ha profondamente ragione Natale Pace quando nella sua analisi articolata sull’opera letteraria di Domenico Zappone sottolinea come, nonostante il grande giornalista non avesse raggiunto la notorietà di altri suoi conterranei, Leonida Repaci un nome per tutti per esempio, e di cui Natale Pace ha scritto pagine memorabili, Domenico Zappone rimane una figura cruciale per comprendere la letteratura italiana del Novecento, e che si è poi confrontata con il resto del Mezzogiorno.
Non ho dubbi neanch’io, ma la sua eredità più grande -lo sottolinea meravigliosamente bene Natale Pace- risiede nella capacità di aver raccontato la “questione meridionale” con un occhio disincantato ma anche con grande cuore, facendo della sua terra natale, e della Calabria più in generale, non solo una semplice location geografica dove adattare i suoi romanzi più belli, ma un vero e proprio personaggio letterario, vivo e pulsante.
In queste pagine di Zappone che Natale Pace ci ripropone c’è infatti una Calabria che parla, che respira, che si emoziona, che veste i panni della festa e i panni del lutto, che si ribella al potere costituito ma che trova anche gli spazi per sognare e per sorridere. Quasi una contraddizione anche violenta di come poi lo stesso scrittore di Palmi decise di chiedere con la vita terrena.
Mai un affresco della nostra terra era stato così più aderente e più bello di questo, e nell’anno in cui da Roma giunge la notizia che il Ministro della Cultura ha deciso di fare propria, e di diffondere nel mondo, l’opera Omnia di Corrado Alvaro, grazie alla tenacia di un intellettuale come Aldo Maria Morace, c’è allora da sperare che grazie alle pagine qui raccontate da Natale Pace presto la stessa sorte possa toccare anche al giornalista palmese.
Sarebbe la maniera migliore e forse anche più gusta per rendere onore ad un giornalista che ha usato una scrittura personalissima, quasi intima, per spiegare al resto del mondo quello che di strano e a volte di incomprensibile accadeva dietro la sua vecchia casa natale.
Calabria forever, era questo il suo mantra più intimo, e la sua mission più vera.
Ho letto e riletto più volte le cose scritte da Domenico Zappone e che Natale Pace per settimane intere ha pubblicato ogni domenica su Calabria Live e ho trovato in esse una vera e propria scuola di giornalismo, non un cronista di paese, non un notista politico, non un economista mandato in Aspromonte a raccontare la decrescita del Pil della montagna, ma un sognatore come pochi prestato alla scrittura, capace di produrre sulla sua terra di origine pezzi memorabili.
Domenico Zappone utilizzava la penna del giornalista per documentare, ma con la sensibilità dello scrittore, trasformando la notizia in un racconto coinvolgente e commovente.
Era un grande maestro di giornalismo, che raccontava la sua terra guardandola dal di dentro, e mai dall’alto, un cronista che andava a Polsi al Santuario della Madonna della Montagna per pregare, e mai alla ricerca di falsi scoop giornalistici, uno scrittore che inseguiva la sua anima nel raccontare le donne che a Polsi arrivavano sull’altare di pietra trascinandosi pesantemente sulle ginocchia, come si fa ancora a Fatima o a Lourdes, in segno di fede per la madre di Dio.
Il Domenico Zappone che ci racconta qui Natale Pace è un grande maestro del linguaggio, un uomo che saliva sul Monte Sant’Elia per guardarsi il mare sottostante, e poi lo raccontava ai suoi lettori con la leggerezza che era tipica della sua scrittura, un mare da bere dice oggi la pubblicità di Roberto Occhiuto, il Presidente della Regione, ma per lui era un mare da portarsi a casa per sempre e da conservare nel posto più intimo della credenza di mamma. Che meraviglia!
Perché non dirlo? Da queste pagine viene fuori la vera grandezza di questo giornalista del passato che ha girato il mondo in lungo e in largo e che ha raccontato la sua terra di origine con una delicatezza e una schiettezza davvero rare per quei tempi.
Amore e odio, gioie e dolori, follia e sregolatezza, luci e ombre, passioni e tradimenti, emozioni e delusioni, lotte e sconfitte, amarezze e solitudine, malattie e disgrazie, progetti e fallimenti, violenze e riscatti, lutti e matrimoni, diritti negati e delitti d’onore, ma soprattutto struggenti e meravigliose storie d’amore, come quella del famoso pesce spada che per amore della propria femmina si lascia morire sulla spiaggia dello Stretto, o come il racconto bellissimi e toccante di un cane che attraversa lo stretto di Messina per raggiungere e ritrovare il suo padrone. Poesia pura.
Natale Pace ci regala tutto questo insieme in queste pagine, e lo fa con la dolcezza infinita della sua scrittura, che è in questo caso soprattutto la scrittura di uno storico locale, di un intellettuale, palmese anche lui, che ama la sua terra in maniera viscerale e che in tutti questi anni è andato alla ricerca quasi ossessiva di quei personaggi illustri della “piana”, per raccontarli poi nella maniera forse più completa e più rigorosa del mondo.
Di Domenico Zappone Natale Pace non fa altro che dirci che in lui si fondono realismo lirico e affabulazione, in realtà Zappone aveva questa capacità che era straordinaria di costruire i suoi servizi giornalistici su storie spesso costruite ad hoc e molto romanzate, che alla fine però apparivano così talmente verosimili da essere riprese come notizie vere dai grandi giornali nel mondo. Semplicemente meraviglioso.
Così come anche i suoi racconti sull’emigrazione. Anche su questo fronte, ci dice Natale Pace in queste sue pagine, abbiamo a che fare con uno studioso di massima grandezza, che raccontava l’emigrazione del Sud del Paese con una consapevolezza della gravità del tema da meritare, questo sì se ci fosse stato in Italia, il Premio Pulitzer.
E ricordo che il mio primo vero incontro con Domenico Zappone fu a New York, al Museo di Ellis Island, dove per la prima volta sentii parlare di lui e dei suoi reportage, ma il direttore del Museo americano non sapeva esattamente da dove venisse quel famoso giornalista italiano che per loro era però diventato un vero e proprio manifesto dell’emigrazione italiana in America, se non altro per il rigore e la bellezza delle sue cronache dal nuovo continente e tra i nuovi “negri” d’America.
Nei suoi romanzi, nei suoi saggi, nei suoi dossier giornalistici Zappone – ci dice Natale Pace – esplora l’anima autentica della sua terra, ed esalta la dignità dei poveri, l’eterna lotta contro l’emigrazione, il peso della storia e la bellezza aspra dei paesaggi, l’onnipotenza della criminalità organizzata e lo fa con una prosa intrisa di realismo ma che non rinuncia mai a una vena lirica, restituendo alla fine ai suoi lettori l’immagine fiera di una terra difficile ma profondamente amata.
E ancora più iconica secondo me è la raccolta “Terra e memoria. Uomini, natura e mito in Calabria” (1985) pubblicata a cura del Comune di Palmi, che raccoglie scritti ispirati ai temi tipici della cultura e delle tradizioni locali e dove Zappone attraverso il racconto di uomini, natura e miti, cerca di esplorare l’identità profonda della regione.
Ma il personaggio che Natale Pace ci racconta fino in fondo è anche un personaggio complesso, dalla personalità forte e dal carattere coriaceo, che nella sua vita privata riusciva anche ad essere burbero, scontroso, quasi maleducato, e qualche volta fuori le righe, come quando Zappone scrisse al commendatore Calì, per un premio in denaro, quello di Villa San Giovanni, che la giuria gli aveva assegnato per le sue opere, assolutamente meritatissimo, ma che la giuria alla fine aveva diviso a metà probabilmente per far contento qualcun altro, oltre che lui, un autore che aveva partecipato con un elaborato che lo stesso Zappone definiva “senza fondamenta”.
È l’uomo, questa volta, che supera lo scrittore.
Ecco la grande bellezza di questo saggio e di questa raccolta.
Grazie Natale, per avermi costretto a leggere le sue cose e le tue analisi. Per me è stato come tornare a scuola e ricominciare daccapo, ma in questo aveva ragione mio papà, era anche il mio preside alle scuole Medie. Non faceva altro che ripetermi: “Mai dare nulla per scontato Pino, nella vita. Ma per essere un numero-uno, non dimenticarlo mai, non dovrai mai smettere di studiare le cose di chi è più bravo di te”.
Così oggi ho fatto io con l’antologia di Natale Pace.
La cosa più triste di questa vicenda è la morte del grande giornalista palmese, che ad un certo punto della sua vita ha creduto fosse arrivato il momento per lui di chiudere per sempre i battenti della sua straordinaria forza poetica, e di “tornare polvere”.
Frammenti di polvere, nella terra che lui tanto aveva amato, e che forse lo aveva lasciato troppo solo con sé stesso.
Il 5 Novembre 1976 il giornalista si uccide ingerendo dei barbiturici, ma senza spiegarne o anticiparne il perché. Tragico destino, titola qualche giornale del tempo. Una sconfitta per tutti.
Queste pagine bellissime, di storia e di ricostruzione della vita del giornalista palmese Domenico Zappone, forse oggi riporteranno -almeno lo spero- sul suo volto, che era sempre così serioso e così ruvido, e dovunque oggi egli sia, il sorriso di sempre, quel sorriso sornione e sarcastico di quando lui era nel pieno del successo. Quello stesso sorriso che, dopo aver girato il mondo in lungo e in largo, una volta rientrato a Palmi, per vivere qui il suo viale del tramonto, il “grande inviato” aveva però ormai perso per sempre.
Sopraffatto questa volta dalla solitudine.
Grazie Natale per questo bellissimo regalo di fine d’anno.
