Maria Grazia Calabrò

Medicina di Eccellenza al San Raffaele di Milano

di Pino Nano

Amo molto la musica dei Queen, e la mia canzone del cuore è Bohemian Rhapsody perché unisce il rock e l’opera, ed è criptica, volutamente difficile da comprendere. L’ultimo libro letto è invece Il gabbiano, Jonathan Livingston, e l’ultimo concerto live che ho visto è stato il concerto di Ezio Bosso al teatro antico di Taormina. Volete saperne di più? Amo molto visitare le grandi capitali straniere, ed i loro musei, Londra, New York, Washington, ma il ricordo più bello che ho è di San Pietroburgo, dove mi piacerebbe ritornare…Il mio ricordo più bello da bambina è invece la visita che la Scuola Media di Taurianova fece al Quirinale e dove a riceverci trovammo il Presidente Sandro Pertini. Emozionante ancora quel giorno per me, ho una foto di quel nostro incontro con il Presidente che conservo ancora gelosamente tra le mie cose più care…”.

30 aprile 1971 è la data di nascita di una giovane donna calabrese che da tanti anni fà il medico al San Raffaele di Milano, e che oggi viene considerata una delle professioniste più apprezzate e più riconosciute del suo settore.

Figlia d’arte in tutti i sensi, suo padre Carmelo Calabrò è stato per lunghi anni amatissimo primario anestesista all’Ospedale di Taurianova, e quando usciva dall’ospedale per tornare a casa ricominciava poi a fare il medico di famiglia a San Martino, la frazione dove i Calabrò vivevano. Altri tempi, altre generazioni, altra storia, altra classe.

Di fatto, Maria Grazia Calabrò, originaria di Taurianova ma lontana ormai dalla sua casa natale da quando aveva diciotto anni, è oggi la Responsabile dell’Unità Funzionale di Anestesia e Rianimazione Cardio-Toraco-Vascolare, che vuol dire in parole molto più semplici è il Team leader di uno dei reparti d’eccellenza medica in senso più assoluto di tutta Europa. E per giunta, alle dirette dipendenze di una vera icona della medicina internazionale, il famoso prof. Alberto Zangrillo, che per una vita intera è stato il medico personale di Silvio Berlusconi. Non c’è stato un solo momento critico della vita di Silvio Berlusconi in cui il prof. Zangrillo non sia stato visto fisicamente vicino a lui, per riprenderlo per mano e riportarlo al San Raffaele per le cure del caso.

Bene, detto questo, vi dico anche che la prima volta che mi è capitato di leggere di lei, di Maria Grazia Calabrò, è stato nell’ottobre dello scorso anno, sul Corriere della Sera, e che in un pezzo firmato da un grande inviato speciale come Francesco Battistini, si raccontava proprio di questo medico straordinario che aveva accettato di partecipare ad una festa singolare tra pazienti “sopravvissuti ad un arresto cardiaco e i suoi angeli soccorritori”.

Mi colpì molto la determinazione con cui lei rispose alle domande del Corriere: “In Nord Europa -disse quel giorno- riescono a salvare anche un arresto cardiaco su tre, e ogni città in Italia dovrebbe avere un hub come questo nostro qui al San Raffaele. Il lavoro sotto stress di medici e infermieri, in situazioni di totale imprevedibilità, è davvero preziosissimo, e il futuro sarebbe quello di aprire centri mobili d’emergenza per andare sul posto e ridurre finalmente, in questo modo, i tempi dell’intervento”.

Efficacissima, immediata, concreta, diretta, senza perifrasi di comodo o inutili giri di parole. Feci immediatamente una ricerca personale sul suo cognome, “Calabrò”, ma non persi neanche tanto tempo, chiamai il centralino del San Raffele ed ebbi la conferma che cercavo. “Sì, la dottoressa è di origini calabresi, forse viene dalla provincia di Reggio Calabria”.

Ma c’è di più. Proprio in quei giorni mi ritrovai a scrivere della terza stagione di “Cuori”, la serie tv firmata su RAI Uno dal regista Riccardo Donna e che intreccia scienza e sentimenti nell’Italia degli anni ’70, raccontando il coraggio di un gruppo di medici, cardiochirurghi, che immaginarono il futuro quando ancora non esisteva nessuna certezza.

Ricorderete, se lo avete visto, in corsia Delia Brunello (interpretata da Pilar Fogliati) e Alberto Ferraris (Matteo Martari), divisi tra amore e scelte etiche dolorose, si misuravano con intuizioni avveniristiche come il defibrillatore portatile e i primi tentativi di angioplastica, mentre l’arrivo di un nuovo primario (interpretato da Fausto Maria Sciarappa), più prudente, rischia di stravolgere gli equilibri del reparto. Per Delia, la sfida è anche personale. Siamo nel ’74, e Delia ha due desideri: quello di avere un figlio con suo marito, il dottor Ferraris, ma soprattutto il successo della sua missione scientifica, interamente votata e dedicata ai malati di cuore.

Delia, e il suo personaggio, mi è piaciuta così tanto da convincermi alla fine a rimettermi alla ricerca della dottoressa Maria Grazia Calabrò, e al suo reparto di eccellenza.

Dottoressa Calabrò mi dice esattamente dove è nata?

Sono nata a casa con il ginecologo, l’ostetrica e mio padre medico, nella frazione di San Martino. È un paesino di campagna nel comune di Taurianova con distese di Ulivi secolari, aranceti ed i resti di un antico Castello Normanno, un tempo Contea e Corte, “la piana di San Martino”. E da bambina ho vissuto in una grande casa di campagna con i miei genitori, mia sorella e la nonna materna.

Che famiglia ha alle spalle?

Mio padre Carmelo era medico, primario di Anestesia e Rianimazione all’Ospedale di Gioia Tauro. Ma faceva anche politica, esponente del partito Socialista, assessore alla Provincia di Reggio Calabria.

E la mamma?

Mia madre Luisa, era farmacista, dirigeva il servizio farmaceutico dell’ASL. Mia sorella Alessandra invece, appassionata di diritto impegnata da sempre nella difesa e tutela delle persone, dopo la laurea in Giurisprudenza alla Luiss Guido Carli di Roma è diventata avvocato.

So che ha sposato un medico?

Ho conosciuto la persona più importante della mia vita, mio marito, in un laboratorio di Patologia Medica degli Istituti biologici dell’Università Cattolica di Roma, quando lui era uno studente del terzo anno di medicina.

Posso chiederle cosa fa lui oggi?

Fa il medico, è Professore ordinario di Oncologia all’università di Milano, e lavora all’ Istituto Europeo di Oncologia.

E i suoi nonni? Che rapporto aveva con loro?

La nonna materna, la Signora “Melina”, ha avuto un ruolo molto importante nella mia educazione. È sempre stata un punto di riferimento per tutta la famiglia. Una donna che ha dedicato tutta la sua vita alla cura della nostra famiglia con dedizione, affetto e sacrificio personale. Ho conosciuto poco invece gli altri nonni, un reduce ferito nella Prima guerra mondiale ed un imprenditore nel campo dell’estrazione e raffinazione dell’olio di oliva. La nonna paterna invece è morta giovanissima.

Ha qualche ricordo personale della sua infanzia a San Martino?

Il primo racconto che ricordo è “Gente in Aspromonte” di Corrado Alvaro, che mio padre leggeva la sera prima di andare a letto. Ricordo anche i garofani rossi offerti ai partecipanti ai comizi in piazza del Partito Socialista Italiano e le feste patronali. Ricordo Don Alfonso Franco, professore di storia e fisosofia ed importante figura ecclesiastica e guida spirituale di Taurianova.

Aveva una sua passione particolare in quegli anni?

Sono sempre stata affascinata dalla musica, ed ho studiato pianoforte per molti anni.

Dove?

A Gioia Tauro, con il Maestro Mario Sanpaolo. Era vicedirettore dei Conservatori musicali di Vibo e Reggio Calabria.

Sperava di diventare una musicista?

No, questo no. Sapevo sin da ragazzina che la musica non sarebbe diventata la mia professione, ma una semplice passione per il tempo libero. Io in realtà amavo “curare”, desideravo tutelare l’integrità e “rimettere in forma i corpi” che si rompevano.

Che infanzia è stata la sua in Calabria?

Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello … “.

Non è male come citazione, complimenti…

Ho imparato sin da ragazzina da che parte stare in questo duello, il valore e la responsabilità della Vita.

Non deve essere stato molto semplice immagino…

Le dirò la verità. Sono stata molto impegnata nello studio ed ho coltivato l’amore per le tradizioni culturali, religiose e popolari di Taurianova fino all’incredibile.

Taurianova forever?

Taurianova è la città natale di rinomati artisti, giuristi, politici, atleti, ed anche di un pittore Naif, Cialì Sposato, di cui la mia famiglia custodisce ancora diverse opere. A Taurianova poi è nato il dottor Agostino Saccà, giornalista, Direttore generale della Rai nel 2002 e produttore cinematografico, cittadino illustre e molto stimato. Vede, l’amore per questa mia cittadina, radice e bussola, è sempre molto forte ed anche se i miei genitori non ci sono più, noi abbiamo mantenuto e ristrutturato la casa di famiglia dove ritorniamo durante l’anno per un momento di relax ed amarcord. Le assicuro, è bellissimo.

Mi racconta come nasce la sua scelta universitaria?

Ho sempre saputo di voler fare il medico, penso sia nel mio DNA questa passione. Nella mia famiglia ci sono diversi medici, e penso che ciò sia dovuto ad un forte ed innato amore e passione che condividiamo per la cura e la salute, ma anche per l’amore per la gente che soffre.

Che scuole ha frequentato lei in Calabria?

Ho frequentato la scuola media statale di Taurianova, e di quel periodo ricordo la mia compagna di banco, Luisa Rigoli, una cara amica, avvocato e mamma di Anna, che oggi studia Medicina. Ho frequentato poi il Liceo Classico Vincenzo Gerace di Cittanova, dove ho incontrato la Professoressa Iole Romeo, che mi ha fatto innamorare delle scienze biologiche e della chimica, le materie che poi ho studiato all’università. Gli anni che ho trascorso in Calabria sono quelli degli studi classici e della passione per la musica classica e sacra, poi mi sono trasferita a Roma per gli studi universitari, ed a Milano per la mia professione.

Che prezzi si pagano secondo lei rinunciando a non vivere in Calabria?

Ho rinunciato alla vicinanza della mia famiglia ed all’appartenenza ad una comunità ricca di tradizioni, che amavo ed amo ancora.

Ha sofferto molto questo distacco?

Questo affetto per il mio paese e la mia gente, la mia comunità, mi è molto mancato, e costruire dopo nuovi e veri rapporti di amicizia è stato molto difficile. Ho comunque lasciato “un cappello” appeso all’ ingresso della mia casa in Calabria e quando parlo di “CASA” devo sempre specificare quale, perché ancora oggi non comprendo quale sia la principale.

In che senso me lo dice?

La scorsa estate nella mia cittadina natale, Taurianova, Don Cesare Di Leo, Arciprete della Chiesa Santi Apostoli Pietro e Paolo, e la commissione organizzatrice del “Premio Araba Fenice”, mi hanno conferito questa prestigiosa onorificenza cittadina per il mio contributo come Taurianovese alla Sanità Nazionale. Bene, quella sera, le confesso, sono stata molto felice di avere avuto la possibilità di raccontarmi e di ricevere un caloroso abbraccio dalla mia comunità, e dalle persone che più di tutte rappresentano le radici del mio cammino.

Quanto ha pesato il carisma della sua famiglia sulla sua vita?

Non so dirle esattamente quanto, ma io mi sono impegnata a consolidare sempre di più gli insegnamenti della mia famiglia.

Mi fa una sintesi?

Solidarietà, Fede, tutela della Persona e del Territorio, amore per l’Arte.

E che ricordo ha degli anni universitari?

Nel 1989 dopo aver superato i test di ammissione all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Università a numero chiuso, ho iniziato a studiare Medicina e Chirurgia e a frequentare il Policlinico Gemelli. La mia scelta di vivere a Roma e studiare in un’università privata è stata un importante impegno economico per i miei genitori ed ho cercato di non deludere la loro generosità. A Roma mi sono poi iscritta all’associazione dei medici cattolici e mi sono dedicata anche ad attività extrauniversitarie.

Mi fa un esempio?

Ho incontrato Padre Stefano De Fiores, professore ordinario di Mariologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Il Professor De Fiores era calabrese, era nato a San Luca, ed era un amico di mio padre. Ho partecipato ai convegni mondiali dell’Istituto Internazionale di Ricerca sul Volto di Cristo, organizzati dal cardinale Fiorenzo Angelini presso la Pontificia Università Urbaniana. E in occasione di questi eventi, dedicati allo studio teologico, storico ed artistico del Volto di Cristo, ho incontrato Esponenti di tutti le religioni, delle belle arti e del mondo del cinema. Emozionante, mi creda.

Il suo primo incarico?

L’università Cattolica mi ha formato come medico e come specialista in Anestesia e Rianimazione. Mi ha insegnato l’importanza del lavoro di squadra e l’approccio scientifico e multidisciplinare al paziente. Laurea cum laude e Specializzazione cum laude. Ho iniziato a lavorare come specialista in Anestesia e Rianimazione nel 2001 al Policlinico Gemelli di Roma nell’unità di Anestesia e Rianimazione cardiochirurgica diretta dal Prof. Schiavello.

La sua prima esperienza importante invece?

Il “Cuore” è la mia passione e il “cuore” guida le mie scelte. Durante gli studi di specializzazione avevo frequentato la cardiochirurgia diretta dal Professore Ottavio Alfieri all’Ospedale San Raffaele di Milano. Il Professore è il Presidente della Fondazione Alfieri per il Cuore, è stato Presidente della Società Europea di Chirurgia Cardio-Toracica (EACTS) ed ha contribuito significativamente all’evoluzione della chirurgia della valvola mitrale, una tecnica chirurgica ha il suo nome, “Alfieri Stitch” o Edge-to-edge. Nel 2002, ho deciso così di lasciare Roma e trasferirmi a Milano, all’Ospedale San Raffaele, dove stava nascendo una nuova unità di Anestesia e Rianimazione Cardio-Toraco-Vascolare diretta dal Professor Alberto Zangrillo, il mio Mentore.

In quello stesso anno, mi diceva, ha vissuto il dolore più forte della sua vita?

Nel 2002 dopo pochi mesi dal mio trasferimento a Milano, si è ammalato mio padre, un ictus dovuto ad una malattia valvolare cardiaca. E il mio primo paziente importante è stato proprio mio padre, che ho deciso di far operare al San Raffaele dal Professor Alfieri, che lo ha sottoposto a sostituzione della valvola aortica e sostituzione dell’aorta ascendente. Mi sono occupata personalmente del trasferimento a Milano, dell’assistenza rianimatoria e della riabilitazione con l’aiuto dei miei colleghi.

Quale è stata la conclusione?

Che le cure sono andate bene, e mio padre è ritornato a casa in Calabria alla sua vita privata e pubblica.

Posso chiederle qual è stata la vera arma del suo successo?

Il sostegno ed i valori della mia famiglia, la resilienza, la dedizione, una forte motivazione, la curiosità scientifica e soprattutto l’aver incontrato grandi maestri di vita.

Chi sono stati per lei?

Il mio mentore, il Professor Alberto Zangrillo, professore ordinario di Anestesia e Rianimazione, Direttore dell’Anestesia e Rianimazione, Chief Clinical Officer dell’Ospedale San Raffaele, è stato ed è un mentore insostituibile, per il suo altissimo valore umano e professionale.

Cosa le ha insegnato in particolare?

Ho imparato da lui l’onesta intellettuale, l’onestà verso il paziente ed i colleghi, la ricerca della cura personalizzata e l’innovazione nella medicina cardiovascolare.

La ricerca o l’obiettivo invece a cui è più legata?

Dal 2002 lavoro all’Ospedale San Raffaele di Milano, e nel 2018 ho conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale a Professore di II fascia di Anestesia e Rianimazione. Dal 2022 ricopro invece il ruolo di Responsabile Unità Funzionale Terapia Intensiva Cardio-Toraco-Vascolare.

Di cosa parliamo più esattamente?

Di una Unità che attualmente ha 14 posti letti. Ogni anno vengono trattati 1.000 pazienti in terapia intensiva, vengono condotte 5.000 procedure ad alta complessità, 100 pazienti con ECMO.

Un team importante immagino…

In questa unità lavorano 28 medici specialisti, 3 tecnici di fisiopatologia e perfusione cardiovascolare, 38 infermieri, 10 collaboratori di supporto, una coordinatrice infermieristica, 2 fisioterapisti, medici specializzandi delle discipline di anestesia e rianimazione, cardiologia e chirurgia cardio-toraco-vascolare.

Vedo che ne parla con orgoglio?

Il nostro è un gruppo che ha partecipato allo sviluppo di importanti progetti per il trattamento dell’insufficienza respiratoria acuta grave, dello shock cardiogeno e dell’arresto cardiaco refrattario: la Rete ReSpiRA (Rete specializzata nell’ Insufficienza Respiratoria Acuta) istituita nel 2009 dal Ministero della Salute per affontare la pandemia da H1N1; l’ampliamento dell’organizzazione della Rete durante la pandemia da COVID-19; il Progetto con il CNR per il  Supporto Extracorporeo cardiorespiratorio con ECMO (extracorporeal membrane oxygenation) nei pazienti con scompenso cardiaco per il miglioramento dell’outcome e la prevenzione delle complicanze; l’attivazione del primo Cardiac Arrest Center in Italia, centro specializzato nella cura, ricerca e sviluppo dell’arresto cardiaco.

Che futuro immagina per la sua vita professionale?

Siamo alla vigilia della nascita di un Area intensiva unica multidisciplinare di medicina e chirurgia cardiaca ancora più dinamica ed aperta al ricovero diretto dal territorio.

Dottoressa, perché tutta questa attenzione a questo settore della medicina?

Perché l’arresto cardiaco extra-ospedaliero rappresenta una delle principali cause di mortalità e disabilità in Italia, con circa 60 mila casi all’anno. Di questi, solo il 6,5% (la media Europea è del 7,5%) riescono a sopravvivere; un numero che mostra quanto ci sia ancora da fare.

Numeri importanti per non dire peggio, non crede?

Sa una cosa? Nell’Area Metropolitana di Milano, in media, 8 persone al giorno oggi sono colpite da un arresto cardiaco. Per questo motivo, all’interno dell’Unità di Terapia intensiva Cardio-Toraco-Vascolare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, è stato attivato nel 2024 un Cardiac Arrest Center, il primo in Italia dedicato alla cura, ricerca ed innovazione per l’Arresto Cardiaco, la cui attività si fonda su 3 punti di forza: la cura, la ricerca e lo sviluppo.

Immagino anche un carico di lavoro enorme?

Le basti sapere che dal 2013, anno in cui è nata la rete metropolitana milanese dell’arresto cardiaco refrattario, abbiamo trattato oltre 400 pazienti con l’ECMO, che è un sistema che consente di sostituire la funzionalità di cuore e polmoni.

Colgo in quello che mi dice un seno di orgoglio professionale forte…

La prego di capirmi, non è stupido orgoglio professionale, ma l’Ospedale San Raffaele è al primo posto in Lombardia per volume di pazienti trattati con ECMO e con supporto meccanico del circolo a breve (Impella) e lungo (LVAD) termine, riconosciuto come Centro di Riferimento di 3° livello per la gestione dello shock cardiogeno, dell’arresto cardiaco refrattario e della sindrome da insufficienza respiratoria acuta grave.

Finalmente parliamo di una sanità di qualità altissima, non crede?

E’ indubbiamente un risultato importante, frutto di oltre 10 anni di lavoro da parte del nostro gruppo. Il Cardiac Arrest Center, inserito nella rete dell’emergenza-urgenza dell’Area Metropolitana di Milano, offre quotidianamente almeno due posti letto di terapia intensiva; un percorso dedicato che garantisce l’accesso diretto dal territorio ad un’unità di terapia intensiva ad alta tecnologia, con personale altamente specializzato, attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Non è poco, mi creda.

E il domani cosa ci riserva?

Tra gli obiettivi futuri non c’è solo quello di fornire cure di alta qualità ai pazienti colpiti da arresto cardiaco, ma anche la ricerca scientifica e lo sviluppo di nuove tecnologie volte a migliorare la cura di questi pazienti. Il nostro gruppo è attualmente impegnato in numerosi progetti di ricerca e innovazione tecnologica, con l’obiettivo di prevenire l’arresto cardiaco, di facilitare la rianimazione cardiopolmonare e l’uso del defibrillatore prima dell’arrivo dei soccorsi, di perfezionare la rianimazione avanzata attraverso studi clinici e traslazionali, ed infine di impiegare approcci di intelligenza artificiale e medicina personalizzata. Ma per noi il futuro è già alle porte.

Che consiglio darebbe ad una giovane donna che oggi volesse intraprendere la sua carriera?

E’ una domanda interessante e difficile allo stesso tempo. Ogni giorno quando incontro gli studenti di medicina e chirurgia e gli specializzandi delle varie scuole cerco una risposta a questa domanda. Gli studi di Medicina e Chirurgia si completano con le Specializzazioni, i corsi di Formazione di Medicina Generale ed i Master di II livello. Nel campo dell’Anestesia e Rianimazione ci sono poi varie aree: le branche specialistiche di Anestesia, la Terapia del dolore, la Rianimazione generale, neurochirurgica e cardio-toraco-vascolare. Penso che sia necessario rispettare alcuni step.

Quali in particolar modo?

Prima di tutto prepararsi bene per i test di ammissione alle università, poi diventare un bravo medico e poi ancora uno specialista ed un esperto di settore. Suggerirei di frequentare unità altamente specializzate nella branca scelta, di avere un approccio clinico multidisciplinare con continui confronti che liberano la mente da vincoli stereotipati, di conoscere le linee guida ma avere senso critico per individuare eventuali limitazioni che con metodo scientifico e la ricerca possono essere superate, e infine di avere una forte motivazione ed essere dedito allo studio. La letteratura scientifica medica è in inglese. Serve imparare a gestire lo stress e non scordare mai che la malattia comporta fragilità emotiva nei pazienti e nelle loro famiglie, ed è necessario sviluppare una buona capacità di comunicazione interattiva ed empatica. Poi il resto verrà da solo e in maniera del tutto naturale.

“Una famiglia all’antica…”

Questa è una delle foto personali più care e a cui la professoressa Maria Grazia Calabrò tiene di più.E’ la sua vecchia famiglia di origine ,la mamma Luisa, il papà Carmelo, la sorella Alessandra,quando vivevano ancora a San Martino di Taurianova. Una famiglia borghese, un padre importante, ma anche una mamma farmacista forse più importante del papà. Una famiglia  che ha contato molto nella piana, soprattutto per via del ruolo anche politico di papà Carmelo. Che era un medico molto amato e molto apprezzato in tutta la povincia di Reggio Calabria, primario di anestesia e rianimazione all’ospedale di Taurianova prima che venisse poi chiuso,ma soprattutto esponente di primo piano del partito socialista della piana. Consigliere comunale di Taurianova per tantisimi anni, poi assessore alla provincia, ma la gente a Taurianova -mi dice Mimmo Saccà che era a quei tempi consigliere comunale socialista come lui- lo amava perché appena lui finiva di fare il primario in ospedale correva a San Martino per fare il medico di famiglia, andava casa per casa a tovare i suoi malati, e non c’era mai una scusa più imporante dei suoi pazienti che potesse distrarlo o tenerlo lontano dal paese. Un medico alla vecchia maniera,che ha dedicato tutta la sua vita alla cura dei malati e dei più bisognosi.

“Carmelo Calabrò -ricorda Luigi Longo sulla rivista “Approdo” del 21 aprile 2025- è stato un cavallo di razza della politica reggina, consigliere e assessore all’ amministrazione provinciale di Reggio Calabria, consigliere comunale a Taurianova. È stato un primario d’eccellenza all’ospedale di Gioia Tauro e medico di base nella sua San Martino. Una persona perbene apprezzato da tutti. Carmelo Calabrò è stato al servizio della politica. Mai una volta che ha utilizzato la politica per fini personali. Il medico di San Martino ha lasciato un ricordo endelebile in tutta Taurianova per la sua grande umanità. Il suo ricordo politico è nella mente di tutta la città. Negli anni 80, dopo la morte nel 1985 del medico e politico Raffaele Terranova ha preso il suo posto nella storica sezione socialista. Candidato fin da subito al consiglio provinciale nel collegio di Taurianova ed eletto con una valanga di voti…. Ciao Carmelo mi manchi e ci manchi  moltissimo, sei stato una grande persona ed un grande leader socialista.

N.B.: Roy Biasi è diventato per la prima volta sindaco di Taurianova grazie a Carmelo Calabrò e alla sua San Martino con la intercessione dell’avvocato Pippo Zito”.Ricordi privati che diventano storia.(pino nano)

Prof. Alberto Zangrillo

ECCO CHI SIAMO

1000 Pazienti trattati in terapia intensiva ogni anno, 5.000 Procedure ad alta complessità ogni anno, 100 Pazienti trattati con ECMO all’anno.

Sono questi i dati del Centro di Eccellenza dove oggi presta servizio e fa ricerca la dottoressa Maria Grazia Calabrò, e questi qui di seguito sono i nomi dei professionisti che sotto la guida del prof Alberto Zangrillo, icona della storia del San Raffaele di Milano e della sua potenza di spinta, sono diventati la nuova grande famiglia di Maria Grazia Calabrò.

Prof. Alberto Zangrillo – Direttore,Chief Clinical Officer OSR

Anna Mara Scandroglio – Anestesista rianimatore, Primario Terapia Intensiva Cardiologica e Cardio-Toraco-Vascolare

Maria Grazia Calabrò – Anestesista rianimatore, Responsabile Unità Funzionale Terapia Intensiva Cardio-Toraco-Vascolare

Annalisa Franco – Anestesista rianimatore, Responsabile Unità Funzionale Terapia Intensiva Cardio-Toraco-Vascolare

Sabrina Zarantonello – Coordinatore infermieristico

Silvia Ajello – Cardiologo, Responsabile Unità Funzionale Terapia Intensiva e Semintensiva Cardiologica

Savino Altizio – Cardiologo

Filippo Calì – Cardiologo

Evgeny Fominskiy – Anestesista rianimatore

Pasquale Nardelli – Anestesista rianimatore

Alessandro Ortalda – Anestesista rianimatore

Silvia Delrio – Anestesista rianimatore

Claudia Francescon – Perfusionista responsabile

Andrea Gambirasio – Perfusionista

Tommaso Scaglia – Perfusionista

Alessandro Oriani – Anestesista rianimatore, Responsabile Unità Funzionale Sale Operatorie Cardiovascolari, Emodinamica ed Aritmologia

Prof. Giovanni Landoni – Anestesista rianimatore, Direttore CARE (Centro di Ricerca Anestesia e Rianimazione)

Prof. Marina Pieri – Anestesista rianimatore

Monica De Luca – Anestesista rianimatore

Chiara Gerli – Anestesista rianimatore

Ambra Licia Di Prima – Anestesista rianimatore

Greta Fano – Anestesista rianimatore

Gaia Barucco – Anestesista rianimatore

Giovanna Frau – Anestesista rianimatore

Margherita Licheri – Anestesista rianimatore

Marta Mucchetti – Anestesista rianimatore

Alessandro Belletti – Anestesista rianimatore

Carolina Faustini – Anestesista rianimatore

Stefano Lazzari – Anestesista rianimatore

Giacomo Senarighi– Anestesista rianimatore

Alessandro Pruna – Anestesista rianimatore

Alessandra Bonaccorso – Anestesista rianimatore

Tommaso Scquizzato – Specializzando Anestesia e Rianimazione

Ecco dove lavoro

L’Unità di Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva Cardio-Toraco-Vascolare dove lavora la dottoressa Maria Grazia Calabrò si occupa dell’assistenza anestesiologica, rianimatoria e di terapia intensiva per tutte le patologie di interesse cardiologico, cardiochirurgico, vascolare e toracico, sia programmate che in condizioni di emergenza-urgenza. Una vera e propria perla della medicina moderna e non solo italiana. L’équipe che ci lavora si occupa, della valutazione preoperatoria, della gestione anestesiologica intraoperatoria e del monitoraggio e trattamento intensivo postoperatorio dei pazienti sottoposti ad interventi di cardiochirurgia. Qui ogni giorno si effettuano procedure percutanee di cardiologia interventistica presso la sala operatoria ibrida di cardiochirurgia, laboratori di emodinamica e di aritmologia e elettrofisiologia cardiaca; interventi di chirurgia toracica e interventi di chirurgia vascolare.

Inoltre, l’Unità si occupa della diagnosi, del monitoraggio e del trattamento di pazienti con emergenze cardiologiche come shock cardiogeno e arresto cardiaco, oltre a pazienti con grave insufficienza respiratoria.

La Terapia Intensiva Cardio-Toraco-Vascolare

L’Unità di Terapia Intensiva Cardiochirurgica (TICCH) e Toraco-Vascolare si occupa di: monitoraggio e trattamento intensivo dei pazienti sottoposti a interventi di cardiochirurgia, di chirurgia toracica, di chirurgia vascolare e alle procedure percutanee di cardiologia interventistica; inquadramento diagnostico, monitoraggio e trattamento di pazienti in condizioni di emergenza-urgenza per problematiche cardiologiche, come shock cardiogeno e arresto cardiaco, e di pazienti affetti da insufficienza respiratoria severa provenienti dal Pronto Soccorso, da altri reparti dell’Ospedale, dal territorio tramite il servizio di emergenza-urgenza AREU 118, o da altri ospedali.

Le principali patologie trattate sono: infarto miocardico acuto complicato, shock cardiogeno e insufficienza cardiaca acuta; scompenso cardiaco avanzato e supporto meccanico del circolo a lungo termine; arresto cardiaco; sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS).

I medici anestesisti-rianimatori e cardiologi dell’Unità si distinguono per la vasta esperienza nel trattamento del paziente critico, con particolare competenza nell’insufficienza cardiaca, l’arresto cardiaco e l’ARDS, utilizzando: ECMO (Extracorporeal Membrane Oxygenation) veno-arterioso e veno-venoso; supporto meccanico del circolo a breve e medio termine (Impella);supporto meccanico del circolo a lungo termine (LVAD – left ventricular assist device);terapie emodepurative (ultrafiltrazione continua e intermittente a scopo diuretico o depurativo);monitoraggio invasivo della funzionalità cardiaca e multi-organo.

IL Cardiac Arrest Center

All’Unità di Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva Cardio-Toraco-Vascolare afferisce il Cardiac Arrest Center dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. Il Cardiac Arrest Center è un centro specializzato nella cura, ricerca e sviluppo dell’arresto cardiaco. Le principali attività del centro includono trattamenti all’avanguardia e personalizzati per i pazienti colpiti da arresto cardiaco, utilizzando le più avanzate tecnologie e terapie ad oggi disponibili.

L’attività si svolge all’interno di un’area critica multidisciplinare che combina le competenze rianimatorie, cardiologiche, neurologiche e riabilitative. Grazie a percorsi diagnostico-terapeutici specifici, il nostro intervento non si limita al trattamento immediato dell’arresto cardiaco, ma siamo in grado di accompagnare il paziente dalla fase acuta post-rianimatoria, attraverso la valutazione prognostica, fino alla riabilitazione e al follow-up.

Siamo impegnati -dice la dottoressa Maria Grazia Calabrò- in progetti di ricerca innovativi per comprendere meglio le cause e i meccanismi dell’arresto cardiaco, nonché per sviluppare nuove terapie e migliorare le tecniche di rianimazione disponibili. Ideiamo e conduciamo numerosi progetti di ricerca clinica e traslazionale, collaborando con istituti di ricerca, università e società scientifiche a livello nazionale e internazionale;

Attraverso un gruppo multidisciplinare, stiamo lavorando per sviluppare nuove tecnologie e trattamenti innovativi per i pazienti colpiti da arresto cardiaco. L’obiettivo è ottimizzare tutte le fasi del trattamento dell’arresto cardiaco, dalla prevenzione e riconoscimento dell’arresto cardiaco fino alla gestione post-rianimatoria, passando per la rianimazione iniziale e quella avanzata.

L’Anestesia Cardio-Toraco-Vascolare

L’équipe si occupa della valutazione preoperatoria e della gestione anestesiologica intraoperatoria e intensiva postoperatoria (presso la Terapia Intensiva Cardio-Toraco-Vascolare) dei pazienti sottoposti a: interventi di cardiochirurgia, di chirurgia toracica, di chirurgia vascolare; procedure diagnostiche e terapeutiche eseguite presso la sala operatoria ibrida e presso i laboratori di emodinamica e di elettrofisiologia.

Per i pazienti sottoposti a interventi ad alta complessità e a elevato contenuto tecnologico, viene curata la valutazione preoperatoria e l’indicazione all’intervento in modo approfondito in meeting multidisciplinari (Heart Team).

Nelle sale operatorie è offerta una gestione anestesiologica intraoperatoria personalizzata: in base all’intervento chirurgico e alle caratteristiche ed esigenze di ciascun paziente, l’anestesista somministra una diversa anestesia, inalatoria, endovenosa o loco-regionale.

I pazienti sono sempre sottoposti a monitoraggi avanzati delle funzioni cardiovascolari, respiratorie, neurologiche e neuromuscolari. In particolare, possono beneficiare dell’utilizzo della tecnologia BIS, che consente di somministrare il corretto quantitativo di anestetico e verificare la profondità dell’anestesia. Tutti i pazienti candidati a interventi cardiochirurgici o ad alto rischio cardiologico sono inoltre sottoposti a ecocardiografia transesofagea durante l’intervento, con tecniche avanzate di valutazione e monitoraggio emodinamico, in grado di ridurre il rischio di complicanze.

Particolare attenzione viene data alla prevenzione e alla corretta gestione del dolore post-operatorio con, ad esempio, l’applicazione di tecniche di anestesia loco regionale e sistemi di analgesia gestiti direttamente dal paziente.

https://mega.nz/file/JyByHKQB#3454QYlp3zEbRCKRd3eeFrItWwwlDrvt6hVPloB2ZN8

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *