Rino Barillari torna a Limbadi

The King, cittadino onorario del suo paese

di Pino Nano

Rino Barillari, da giovedì 30 aprile 2026 è ufficialmente anche cittadino onorario di Limbadi che è poi il suo paese natale. Un vero trionfo popolare, una festa -dice lui- che “mi porterò nel cuore per sempre”.

“Non potevamo non riconoscergli come amministrazione comunale- spiega Pantaleone Mercuri sindaco di Limbadi- la massima onorificenza che un comune può assegnare ad uno dei suoi cittadini più illustri. E’ vero, Rino Barillari è nato da noi, è cresciuto qui a Limbadi, ma manca da Limbadi da almeno 60 anni e nel frattempo lui è diventato cittadino del mondo e protagonista vero del jet set internazionale, portando però il racconto della sua infanzia a Limbadi negli angoli più sperduti della terra. Ecco perché abbiamo scelto lui, e abbiamo deciso di conferire a lui la cittadinanza onoraria di Limbadi. Per dirgli che Limbadi lo ama, che Limbadi gli sarà riconoscente per gli anni che verranno, che Limbadi ha una medaglia d’oro nel suo medagliere e che è appunto la storia di questo magnifico fotoreporter, che è tutto nostro”.

Un grande testimone del nostro tempo, ecco cosa è oggi Rino Barillari nell’immaginario collettivo di mezzo mondo, un artista che a suo modo ha contribuito a rendere Roma famosa in tutto il mondo, facendo sognare con le sue foto intere generazioni, e che poi sono venute in Italia a toccare con mano quello che Rino Barillari aveva già fatto conoscere con il suo lavoro.

A 82 anni compiuti il Re dei paparazzi romani continua infatti a raccontare ai giornali di mezzo mondo sé stesso e la sua vita affascinante in giro per i vicoli storici di Roma Capitale, ma sentimentalmente divisa a metà tra Via Veneto a Roma e Via Veneto a Limbadi, la strada dove lui è nato e dove quando ritorna lo trattano come un divo e un’archistar. “Il mio -dice lui felice- è un paese meraviglioso anche per questo”.

Rino Barillari – aggiunge il giornalista-scrittore Pantaleone Sergi, storico inviato speciale de La Repubblica di Scalfari, originario di Limbadi anche lui e anche lui in passato sindaco di Limbadi- rimane per tutti noi una leggenda vivente, un artista visionario, genio e follia insieme, sregolatezza e rigore, sorrisi e tormenti, poesia e tragedia, passato e futuro, un uomo di un fascino debordante e infettivo. Non si poteva non pensare a lui come cittadino onorario del paese”.

Il grande Rino Barillari è dunque tutto questo insieme, e molto altro ancora. Se vuoi incontrarlo non hai che da scegliere, ogni sera lo trovi ancora a Roma tra Piazza Navona, Campo dei Fiori, San Lorenzo, Via Veneto, e la domenica mattina all’Angelus del Papa in Vaticano “Perché tra la folla -sorride- c’è sempre un personaggio importante o famoso da riprendere”.

Rino che emozione le fa oggi questo premio?

“Infinita. Ma lei lo sa che studiano le mie fotografie in ogni parte del mondo? E che i giornali americani hanno scritto in questi mesi che io ho raccontato con le mie immagini 50 anni di storia italiana? Francamente non me ne sono mai reso conto. Certo tutto questo mi fa piacere, ma la vita continua. Ma questo di Limbadi è il riconoscimento più bello che potessi aspettarmi alla mia età. Grazie Limbadi, lo scriva per favore, vorrei che il mio grazie e la mia riconoscenza possa arrivare davvero a tutti”.

“Vorrei dire che idealmente a Limbadi giovedì sera tutti noi saremo accanto a Rino- aggiunge Carlo Parisi segretario generale della FIGEC e direttore responsabile di Giornalistitalia- perché Rino è tutti noi messi insieme, Rino è la storia del giornalismo italiano, Rino è il nostro vanto e la nostra icona più riconoscibile e riconosciuta come tale. Diciamo anche noi grazie al comune di Limbadi per questa scelta così’ felice e che ci rappresenta davvero tutti”:

Rino Barillari cosa ha detto dopo aver ritirato il suo premio?

“Quello che le nuove generazioni forse non sanno. Ho raccontato la mia infanzia, quando a Limbadi trascorrevo le mie giornate nella cabina di proiezione del cinematografo del paese aiutando mio zio a prendere e a cambiare le bobine dei film da proiettare. Ve lo ricordate il celebre film di Tornatore “Cinema Paradiso”? Ecco, la storia del bambino che assiste il vecchio cinematografaro del paese, interpretato da un giovanissimo Totò Cascio, sembra proprio il riflesso della mia infanzia a Limbadi. E poi ho raccontato del mio arrivo a Roma dove sono arrivato senza una lira e senza neanche la tradizionale valigia di cartone. Nel senso che non avevo nulla con me, se non la voglia di vivere un’altra vita”.

Roma voleva dire allora Via Veneto?

“Più che Via Veneto, Roma allora era Villa Borghese, dove passavo la notte, era Fontana di Trevi dove i turisti stranieri gettavano dentro delle monete, e io le raccoglievo. È così che ho vissuto in quei miei primi anni a Roma. Mi creda, ho fatto sacrifici enormi, perché non ero raccomandato. E agli inizi della mia carriera dovevo pure stare attento a non creare problemi, altrimenti la polizia mi avrebbe rimpatriato. In un certo senso ero una sorta di immigrato clandestino”.

Continuano a chiamarla dovunque The King…

 “Il soprannome ‘King’ me lo diede un mio collega straniero quando avevo 18 anni. Invece Federico Fellini, che mi rispettava perché a volte non lo fotografavo, mi chiamava il ‘Kinghino’. Ma è stato bello quando un anno fa a Mosca la direttrice del Museo d’Arte Multimediale di Mosca mi ha presentato come The King, ricordando le mie foto ad alcune delle star di prima grandezza in tutto il mondo, come Audrey Hepburn, Elizabeth Taylor, Brigitte Bardot, Sophia Loren, Woody Allen, Claudia Schiffer, George Clooney, Bruce Willis, e via di questo passo”.

Il resto lo raccontò quel giorno la direttrice del Museo moscovita in questa maniera: “Nel 1968, con l’inizio delle rivolte studentesche, la “dolce vita” divenne un ricordo del passato. L’Italia entrò in un periodo di profondi sconvolgimenti politici e sociali. Negli anni Settanta del piombo, il Pese fu travolto da un’ondata di terrorismo. I principali protagonisti della cronaca non furono le star del cinema, ma bande criminali, manifestanti, organizzatori di scontri di strada e rivolte carcerarie. Barillari, spesso a rischio della vita, seguì con prontezza quegli eventi. Dall’omicidio dell’ex primo ministro Aldo Moro al sequestro del nipote del magnate americano Paul Getty da parte delle Brigate Rosse, dall’attentato alla vita del Papa, al brutale e ancora irrisolto omicidio del regista Pier Paolo Pasolini. Le fotografie di Rino Barillari hanno catturato gli eventi più importanti di questo drammatico periodo della storia italiana. Ma è per i suoi successi fotografici, che il Maestro Barillari è stato insignito anche dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana”.

Ma in questa occasione, qui a Limbadi, Rino Barillari è anche in buona compagnia.

A ricevere come lui la Cittadinanza Onoraria di Limbadi c’è anche Antonio Repucci, Prefetto della Repubblica con incarico speciale, già commissario straordinario del comune di Marcianise, “un uomo dello Stato a 360 gradi e a cui- dice il sindaco Pantaleone Mercuri – devo grande riconoscenza per avermi lui aiutato a muovere i primi passi tra le carte dl mio comune”.

Il Prefetto Reppucci nel 2008 diventa capo Gabinetto presso la struttura per l’emergenza rifiuti a Napoli diretta dal Prefetto Gianni De Gennaro, e dal 6 dicembre di quello stesso anno Prefetto-Capo missione Affari legali ed Amministrativi presso la Struttura per l‘emergenza dei rifiuti diretta dal Capo del Dipartimento della Protezione civile dott. Guido Bertolaso fino al 2010.Poi ancora, Prefetto di Cosenza, Prefetto di Catanzaro, e Prefetto di Perugia. E qui a Limbadi anche per lui, come per Rino Barillari, è standing ovation.

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