

RAI, Incoronata Boccia, Premio alla Carriera
di Pino Nano
“Premio alla Carriera soprattutto per l’immagine modernissima che ogni giorno dà della RAI” e per lo straordinario lavoro di promozione che fa della TV pubblica”.
Lei è la Direttrice dell’Ufficio Stampa della RAI, la giornalista sarda Incoronata Boccia, donna manager e protagonista di primissimo piano del mondo della Comunicazione Italiana. Debutta in televisione sostituendo occasionalmente Enrico Mentana alla conduzione del Tg5, e oggi arriva in Calabria per ritirare il Premio alla Carriera riservato ai numeri uno del giornalismo italiano, nell’ambito del Premio Nazionale Troccoli Magna Graecia, che festeggia con lei i suoi primi 40 anni di successo. Una festa doppia per la gente del Pollino.
Oggi il suo mantra è la trasparenza della notizia e la serietà del linguaggio giornalistico. E’ quasi iconico il discorso con cui ha aperto qualche settimana fa nella nuova sede RAI di Via Severo l’incontro tra l’Amministratore Delegato della RAI Gianpaolo Rossi e il gruppo di “IDMO, Uniti contro la disinformazione“, e in cui con grande autorevolezza mediatica segna il terreno del confronto di quella mattina con queste parole: “E’ un tempo in cui le notizie vere o false viaggiano più veloci delle verifiche talvolta. Se noi lo consentiamo. Ma noi in RAI non possiamo e non dobbiamo consentirlo, perché il nostro ruolo, il ruolo del servizio pubblico è diventato ancora più decisivo. Chi dice che la professione giornalistica è morta sbaglia. Siamo semplicemente chiamati a nuove assunzioni di responsabilità, e come RAI dobbiamo garantire autorevolezza ed essere presidio di responsabilità e di strumenti di comprensione”.
E sempre in questa occasione, racconta un aneddoto di carattere più personale che professionale: “Era il 6 maggio di un anno fa, quando io lavoravo ancora al TG1. Improvvisamente era diventato virale sui social, sulla rete, un video in cui una collega del TG1 annunciava la morte per mano di un killer di un famoso virologo. Quel video, quel servizio, noi non l’avevamo mai realizzato. La notizia era falsa, la collega non aveva mai annunciato quell’assassinio. Io in quel momento, e come me tanti altri colleghi, i miei vicini di scrivania, non abbiamo solo scoperto la forza, la potenza, la pervasività del morphing o del deep fake. In quel momento non si è trattato solo di fare un ragionamento sul dare le notizie vere o le notizie false, o di pensare a quanto talvolta la verità cammini mentre la menzogna corre. È qualcosa di più sottile quello che è accaduto e che accade quotidianamente, e di più veloce e di più pericoloso. Attraversa i social e condiziona le emozioni, condiziona le paure, condiziona le opinioni delle persone. Spesso riesce a farlo molto prima che arrivi la verità e quando la verità arriva può essere tardi”.
Consapevolezza assoluta, quindi, del suo ruolo. Che dire di più lei? Elegante, cortese, distaccata, mai superficiale, o peggio ancora distratta, cocciuta, determinata, documentatissima, e soprattutto sempre puntuale. Oggi che è alla guida dell’Ufficio Stampa della RAI ha fatto della diplomazia la sua arma migliore, e del suo mestiere l’alibi ideale per continuare a raccontare quello che pensa anche sui grandi temi del momento senza sé e senza ma. Le polemiche? Le tiene lontane il più possibile, ma quando c’è da ribattere a qualcuno a muso duro ecco allora che si sveste della sua cappa istituzionale e va all’attacco. Qualche volta anche durissimamente. Una lince. 44 anni orgogliosamente ben portati, “Cora” più che “Incoronata” per i colleghi e gli amici più cari, mamma di due bambini, un maschio e una femmina, originaria di Abbasanta, un paesino in provincia di Oristano, moglie di un giornalista anche lui, Ignazio Artizzu, alle spalle la giornalista RAI ha un curriculum da prima della classe.
Studentessa brillantissima, lascia la Sardegna per trasferendosi a Roma per studiare Scienze della Comunicazione alla Sapienza, conclude gli esami a soli 21 anni e anticipa la richiesta di tesi di laurea, ma purtroppo non le sarà possibile farlo per questioni burocratiche. Una volta diventata giornalista professionista, le si aprono le “porte dell’Olimpo RAI”. Ma arriva alla Direzione dell’Ufficio Stampa della RAI, ruolo di altissimo profilo e prestigio istituzionale, solo dopo essere stata per lunghissimi anni una vera protagonista di primo piano della TV di Stato.
Vice Direttore del TG1 fino a un anno fa, inizia la sua carriera nel giornalismo al Tg5, dove, ancor prima di completare gli studi universitari, ha svolto due sostituzioni sotto la guida di Enrico Mentana. Dopo una laurea brillantissima a Roma debutta in Rai come inviata de La Vita in Diretta, programma condotto all’epoca da Michele Cucuzza, rimanendoci per cinque anni. Poi la mandano in Sardegna, che è la sua terra natale, e dove diventa Caporedattore della TGR sarda macinando ascolti mai registrati prima d’allora. Lascia quindi il suo ruolo guida alla RAI di Sardegna e torna a Rai 1 come conduttrice di Weekly, spin-off di Unomattina Estate e dove si riconferma editorialista di punta e straordinaria padrona di casa della rete ammiraglia della RAI. E tra un programma e l’altro trova anche il tempo per insegnare all’Università Niccolò Cusano di Roma nel corso di master in Comunicazione nella Pubblica amministrazione
Due anni fa riceve a Marsala il Premio Internazionale Mozia con questa motivazione che la dice lunga sulla sua straordinaria carriera professionale: “A lei per aver saputo conciliare il suo ruolo di donna e di madre con quello di Vice Direttore del TG1, un ruolo di grandissima responsabilità alla guida del TG più seguito e più amato dagli italiani. A lei per aver dedicato tutta la sua vita alla ricerca della verità e per averlo fatto con il rigore che è tipico delle donne, e con un senso a volte anche esasperato del pluralismo e della libertà di stampa. Giornalista moderna e di grande fascino”.
Siamo insomma in presenza di una vera e propria “signora del giornalismo moderno”, ma era quello che serviva ad una direzione complessa e articolata come in RAI da sempre lo è l’Ufficio Stampa aziendale.
Il premio che le è stato assegnato, e che lei ritirerà al Teatro di Cassano allo Jonio, giunto alla sua quarantesima edizione, è nato da un’idea del giornalista e conduttore Martino Zuccaro che lo aveva ideato nel 1986 proprio per omaggiare e ricordare la figura del grande intellettuale calabrese, lo scrittore Giuseppe Troccoli, uno scrittore, un poeta e uno storico della letteratura di cui proprio quest’anno ricorrono i 125 anni dalla nascita.
Insieme alla Direttrice Incoronata Boccia saliranno sul palco del Teatro di Cassano per ritirare il Premio dedicato alle Eccellenze quattro donne diverse, tutte e quattro calabresi, che vengono da diverse esperienze professionali, ma ognuna di loro con una storia alle spalle di grande fascino: Maria Antonietta Aiello, attuale Rettrice dell’Università del Salento; Paola La Salvia, tenente Colonnello della Guardia di Finanza alla Direzione Investigativa Antimafia, autrice di un bellissimo saggio sulla mafia dal titolo “Malacarni”; Alba Di Leone, oncologa di fama internazionale e Presidente i Komen Italia, è la “catena umana” che predica la prevenzione del cancro nelle donne; e infine Maria Teresa Fragomeni, sindaco di Siderno e modella-iconica del calendario nazionale della DIA come testimonial di legalità e senso dello Stato.
Per l’occasione il presidente del Comitato scientifico Pierfranco Bruni, scrittore saggista e romanziere, evidenzia che «nel 2026 ricorrono tre anniversari, tre celebrazioni, tre modelli di fare cultura tra tradizione e innovazione: 40 anni del Premio Letterario, 45 anni del Centro Studi Cresem e 125 anni dalla nascita dello scrittore Giuseppe Troccoli (nato nel 1901)».

Insieme alla giornalista Incoronata Boccia sono stati premiati altri tre giornalisti, due dei quali sono RAI. Per la sezione Saggistica riceveranno il premio: Antonio Scoppettuolo (Caporedattore del GR Radio RAI)con“Le dimensioni della cura. Vita morale e soggettività in Stan van Hooft”, Roberta Spinelli (bravissima Inviata RAI di Storie Italiane) con “L’Aquila ante litteram”, e per la sezione Ricerca il giornalista Paride Leporace, con il suo “Cosenza nel ‘900”, un saggio emozionale che racconta le grandi trasformazioni della città vecchia di Cosenza con un sentimento ed una passione che fanno di lui oggi uno dei principi del giornalismo calabrese. Insieme a lui anche Luigi Michele Perri (una vita trascorsa in RAI insieme a tutti noi), sempre per la Sezione Ricerca con il suo ultimo saggio “Genesi della Calabria Antica”.
Tra i premiati anche il costituzionalista prof. Antonino Spadaro, l’Accademico Pontificio Mauro Alvise e con lui il giornalista Francesco Kostner, il Direttore della rivista “Avvenire Agricolo” Giuseppino Santoianni, la scrittrice Mariella Chiappetta, lo storico Giuseppe Massaro, e il fotografo professionista Francesco Paternostro. Un parterre dunque di grande interesse e di grande tradizione professionale.

Il Presidente del Comitato scientifico del Premio è lo scrittore-saggista-romanziere Pierfranco Bruni che del Premio è “anima e core”
-Presidente Bruni, secondo lei quali sono state le principali specificità del Premio?
Dalla tradizione dei Beni Culturali alla lettura della civiltà contadina, dal recupero della memoria storica, alla valorizzazione delle tradizioni popolari legate ai momenti religiosi, in cui la tradizione è punto nevralgico. Il mondo della scuola è stato sempre un riferimento. Infatti la loro presenza diventa sempre più riferimento. Un premio, abbinato alla scuola e ad un tema centrale che riguarda i valori umani, alla cultura che recupera le sottolineature mediterranee di un territorio è sempre una manifestazione di ricerca. E qui, tra i vicoli si parla un linguaggio le cui icone sono un esemplare di memoria.
Quale rapporto vi è tra il territorio e le personalità premiate?
Il Premio in questi decenni ha sottolineato l’importanza del rapporto tra cultura e territorio in maniera viscerale e assoluta. I raccordi sono i raccordi promozionali e progettuali insiti nella mission di questa manifestazione.
40 Anni di storia calabrese e non solo?
Vede, lo scopo è quello di raccordare la cultura del territorio con la storia. Noi crediamo di averlo fatto bene. Ciò ha significato creare legami che pongono al centro la riscoperta di modelli identitari con una mobilitazione che guarda alla valorizzazione. Il territorio è un dato prioritario che impone sempre un approfondimento sulla consapevolezza di una civiltà.
Questo significa che un Premio può dare impulso ad una educazione alla conoscenza e quindi può spingere verso un percorso valorizzante del territorio?
Direi proprio di sì. È stata sempre in tutti questi anni una splendida manifestazione culturale, che ha messo insieme un numerosissimo pubblico all’interno di un contesto storico e turistico fondamentale.
Che rapporto ha da 40 anni a questa parte il Premio con il territorio locale?
Il nostro è un Premio che ha un progetto ben finalizzato all’interno del territorio nel quale è nato. Pensare a un tema tra identità del territorio e tematiche affrontate è penetrare quegli elementi mediterranei che hanno dominato nella nostra civiltà e che non smettono di essere elementi partecipanti nel nostro quotidiano vivere il territorio. Memoria, dunque, e futuro.
Ambizioso come progetto, non crede?
E’ fondamentale raccogliere le istanze che ci provengono dalla storia, ma che vivono anche dentro il contemporaneo. Il Mediterraneo vive dentro di noi, dentro i segni di una memoria-civiltà. Ecco lo spirito che si vuole dare ad una tale manifestazione. Si pensi che nei primi anni, per più di un decennio, il Premio si collegava ad un convegno di studi nel quale si argomentava il legame tra letteratura e Giuseppe Troccoli attraverso altre personalità. Basta sfogliare l’Album delle personalità che sono state premiate per capire che sono stati Quarant’anni di cultura! Quarant’anni di riconoscimenti! Quarant’anni di incontri”.
