
USPI, è anche sulla Enciclopedia Treccani. Francesco Vetere “E’ motivo di orgoglio”.
di Pino Nano
Se ne parlava ormai da tempo ma la notizia ufficiale è arrivata proprio in queste ore. L’Unione Stampa Periodica Italiana (USPI) entra ufficialmente a far parte a pieno titolo della Enciclopedia Treccani. “Un inserimento questo -commenta con orgoglio il prof. Francesco Saverio Vetere segretario generale dell’USPI e giurista di grande tradizione e carisma- che segna un passaggio significativo per il mondo dell’editoria periodica e ne riconosce il ruolo all’interno del sistema culturale e informativo del Paese”.
Fondata a Roma nel 1953, l’USPI nasce – ricorda lo stesso Francesco Saverio Vetere- come associazione indipendente per rappresentare e assistere gli editori di periodici non quotidiani. Fin dall’inizio si è posta come punto di riferimento soprattutto per le realtà editoriali medio-piccole, svolgendo una funzione di collegamento tra le imprese del settore e le istituzioni pubbliche”.
L’ingresso dell’USPI nella Enciclopedia Treccani restituisce quindi, e in maniera oggi formale e solenne, il profilo di un’associazione che ha accompagnato, e continua ad accompagnare, l’evoluzione dell’editoria periodica italiana nel tempo.
Va anche detto che nel corso degli anni l’attività dell’associazione si è estesa ben oltre la semplice rappresentanza, intervenendo nei processi normativi che riguardano l’editoria periodica, la distribuzione, il lavoro redazionale e le politiche di sostegno pubblico. Accanto a questo, l’USPI ha sviluppato servizi di consulenza tecnica e giuridica, iniziative formative e strumenti di aggiornamento professionale. Insomma, un lavoro di grande rilievo strategico per il mondo della comunicazione.
È lo stesso leader dell’USPI che lo riconosce: “Con l’evoluzione del mercato dei media, soprattutto a partire dalla seconda metà del Novecento, l’associazione ha ampliato il proprio ambito di intervento includendo testate locali, riviste specialistiche e, dagli anni Duemila, anche pubblicazioni digitali e piattaforme online e oggi USPI rappresenta circa 3.000 testate ed è coinvolta in modo attivo nei processi di transizione digitale del settore”.
Particolare attenzione oggi è rivolta dall’USPI ai temi della proprietà intellettuale, del diritto d’autore e alle nuove sfide poste dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito editoriale, anche a livello europeo, e questo ne conferma semmai ce ne fosse stato bisogno- la modernità della sua essenza e la gestione assolutamente manageriale che ne ha fatto lo stesso Saverio Vetere.
Avvocato cassazionista e docente universitario Francesco Saverio Vetere ha accompagnato l’USPI in una fase di rilancio e ripensamento, interpretandone il ruolo come quello di una struttura dinamica e vitale del sistema della stampa italiana, capace di confrontarsi con le trasformazioni del settore e con le sfide poste dall’evoluzione dei media.
“Se riguardo all’intreccio tra la storia dell’USPI e la mia vita- racconta lui stesso-, vedo un filo rosso: la passione per un ideale. È la passione che mi ha mosso fin da giovane – quel fuoco interiore che mi impedisce di vivere “freddamente” il mio lavoro – e che ha mosso generazioni di editori e giornalisti periodici in Italia. Senza passione non avrei sopportato le lunghe giornate (non di rado 14 ore filate di lavoro, come nota chi mi conosce), le sconfitte momentanee, le frustrazioni di vedere magari approvate leggi giuste ma poi applicate male. Senza passione l’USPI non sarebbe sopravvissuta a sette decenni di cambiamenti e crisi”.

Sono stati anni e anni di lavoro, di sperimentazioni, di verifiche sul campo, di conoscenza anche maniacale dei territori italiani, e tutto questo poi ha portato al successo di queste ore e al riconoscimento formale da parte della più grande realtà culturale italiana quale è oggi appunto l’Enciclopedia Treccani.
“La nostra forza vera è la passione, sottolinea Francesco Saverio Vetere– e alla passione ho sempre cercato di unire l’integrità e la coerenza con i princìpi. Platone, nel suo idealismo, insegna che il bene e il bello sono intimamente connessi e costituiscono il fine ultimo a cui tendere. Nel mio piccolo, ho sempre pensato che difendere la libertà di stampa, il pluralismo delle voci, la verità dei fatti fosse un modo di tendere al bene comune e di rendere più bella e giusta la società. Ogni volta che un piccolo giornale non chiude grazie a una legge che siamo riusciti a far approvare, ogni volta che un giovane cronista di provincia ottiene un contratto dignitoso grazie a una nostra iniziativa, ogni volta che una comunità locale vede rappresentata la propria voce su una testata invece di essere cancellata dal silenzio – ecco, in ognuna di queste vittorie io intravedo uno scorcio di quel bene superiore”.
-Professore, a chi sente oggi di dover dire grazie?
“Provo immensa gratitudine verso chi mi ha preceduto e verso chi ha combattuto insieme a me – dai fondatori del 1953 fino ai colleghi attuali – perché se abbiamo potuto “cominciare dai princìpi” e mantenerli vivi, è merito di un impegno collettivo. E fiducia nel futuro, nonostante tutto: perché la storia dell’USPI, intrecciata alla storia d’Italia, dimostra che si possono attraversare crisi tremende e uscirne rinnovati, senza tradire la propria essenza. Ho attraversato decenni di cambiamenti, come su un ponte sospeso tra un passato che non torna e un futuro incerto. Ma so che sotto i miei piedi quel ponte poggia su pilastri solidi: i valori di libertà, pluralismo e verità che ci definiscono. Finché non tradiremo questi valori, l’USPI – e io con essa – avrà motivo di esistere e di servire. E questa, in definitiva, è la missione che dà senso a tutta una vita”.

Informazione e verità.
Ripartiamo dai fondamenti storici e filosofici
10 dicembre 2025 a Roma, nei saloni della Sala Stampa Estera di Via del Plebiscito, si discute di intelligenza artificiale, contenuti digitali e responsabilità dell’informazione. Padrone di casa è l’Avvocato Francesco Saverio Vetere – segretario generale Unione Stampa Periodica Italiana USPI– e professore alla Sapienza di Roma, che chiude i lavori dell’incontro di formazione con un’analisi sullo stato dell’editoria e sul suo ruolo attuale nel panorama informativo contemporaneo. Il titolo ufficiale del Corso -che vede in prima fila insieme a USPI anche la FIGEC di Lorenzo Del Boca e Carlo Parisi– è “Informazione e Verità”, organizzato per giunta in concomitanza con la riunione del Consiglio nazionale dell’USPI, ma che in realtà rappresenta un’importante occasione di confronto per un settore attraversato da trasformazioni rapide e profonde.
Al centro del dibattito ci sono le sfide poste dall’Intelligenza Artificiale, la qualità della produzione informativa online e le nuove responsabilità dei media in un ecosistema comunicativo sempre più complesso.
Ospiti e relatori eccellenti per l’occasione, figure di primo piano del mondo istituzionale, culturale ed editoriale italiano, ma è quello che più serve oggi per offrire ai tanti presenti strumenti di analisi e di prospettive sul futuro della comunicazione.
Ad alternarsi al tavolo della Presidenza (moderatore Michele Lembo, giornalista di Radio Radicale). ci sono: il Presidente USPI, Antonio Delfino, Lorenzo Del Boca, giornalista e Presidente FIGEC(per tre diverse legislature Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Italiani), il Direttore di Giornalistitalia.it Carlo Parisi(che è anche il Segretario Generale della FIGEC), il Consigliere Luigi Fiorentino, Capo Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, il Prof. Avv. Giuseppe Corasaniti (Professore ordinario di “Filosofia del diritto digitale” e di “informatica giuridica” presso la Universitas Mercatorum di Roma, già Sostituto Procuratore generale presso la Corte di Cassazione), il giornalista Giampiero Gramaglia (trent’anni all’ANSA, di cui è stato fra l’altro, corrispondente da Bruxelles, Parigi, Washington e, infine, direttore dal 2006 al 2009, oggi insegna anche lui alla Sapienza), Pierluigi Roesler Franz storico inviato e cronista giudiziario de La Stampa e de Il Corriere della Sera (oggi membro dell’Esecutivo della FIGEC) , Andrea Bulgarelli anche lui Esecutivo della FIGEC e tra i massimi esperti in Italia di Intelligenza Artificiale applicata al mondo della comunicazione),il Prof. Gianluca Scarchillo (Professore Associato di Sistemi Giuridici Comparati e Diritto Privato Comparato presso l’Università Sapienza) e infine un altro accademico, il Prof. Ottavio Mancuso.
A chiudere il dibattito è stato invece il Segretario Generale dell’USPI Francesco Saverio Vetere, e a cui abbiamo posto alcune domande.
-Professore Vetere, certo, il tema scelto per questa giornata di analisi e di riflessione non è dei più agevoli Presidente?
La verità è che informazione e verità oggi non coincidono più con un semplice “vero/falso”.
-Non mi sembra confortante come principio assoluto, non crede?
Il punto di partenza resta classico: la verità come accordo tra pensiero e oggetto. Senza questo vincolo non reggono processo, scienza, deliberazione democratica. Eppure, la realtà pubblica non arriva mai come “fatto nudo”.
-In che senso Presidente?
Un fatto diventa notizia solo attraversando selezione, gerarchia, narrazione. La verità, nello spazio comune, è anche un lavoro di messa in forma.
-Questo mi mancava, sembra più uno schema filosofico…
Vede, Kant lo suggerisce con la metafora della “colomba leggera”: per volare serve aria, cioè resistenza. Arendt ricorda che la “verità di fatto” non è un lusso filosofico ma una necessità civile. Nietzsche invita a chiedere come, storicamente, una certa evidenza si costituisce.
-Quindi la verità non esiste?
Ciò che chiamiamo “realtà” spesso è il prodotto di sedimentazioni linguistiche e sociali. Qui entra la nozione di regime di verità: l’insieme delle condizioni che rendono vincolante il vero pubblico.
-Ma così viene meno anche l’impalcatura filosofica, non crede?
Un regime non è solo un’idea; è un’infrastruttura di supporti, regole, ruoli e procedure. Si articola almeno in cinque piani: supporti materiali, tecniche di verifica, autorità di conferma, cornice simbolica, ordine normativo. La domanda decisiva diventa: chi può dire che cosa è vero nello spazio pubblico, e con quali responsabilità? E ancora: che cosa può essere messo in questione, e quali prove contano davvero?
-Lei da che parte sta?
Mi perdoni la citazione latina. Bartolo di Sassoferrato diceva: “Videte, nos sumus in terris amicis Ecclesiae: et ideo dico quod illa donatio valeat”. “Guardate, noi siamo in terre amiche della Chiesa: e quindi dico che quella donazione è valida.” In quella frase la validazione del vero dipende da posizioni riconosciute e da un ordine di legittimazione.
-Il concetto di Verità e informazione diventa così un rebus però?
Le ricordo che Milton porta il tema nel conflitto moderno tra libertà di stampa e poteri che pretendono di filtrare il dicibile. Locke lo inscrive nella tolleranza e nei limiti del comando politico sulle coscienze e sulle parole.
-Nessuna verità assoluta mi pare di capire?
Con il quotidiano ottocentesco la verità pubblica si stabilizza in routine redazionali e responsabilità riconoscibili. Il giornale diventa dispositivo di contraddittorio scritto e archivio di versioni concorrenti dei fatti. Nel Novecento, con i mass media, il regime si biforca: propaganda organica nei totalitarismi, professionalizzazione nelle democrazie. L’ideale dell’“oggettività” si afferma come metodo, pur restando tensione e mai garanzia assoluta.
-Oggi cosa è cambiato e come va cambiando?
L’ecosistema digitale rompe l’equilibrio: il metodo redazionale convive con una circolazione governata da piattaforme.
-E quindi?
Selezione e visibilità sono sempre più orientate da metriche di attenzione e ingaggio.
-Continuo a non capire…
E’ semplice invece. Così “che cosa è vero?” si intreccia con “che cosa funziona?” nella competizione per la visibilità.
-E quale è il ruolo dell’Intelligenza Artificiale?
L’intelligenza artificiale generativa aggiunge macchine di produzione e imitazione del racconto informativo. La crisi chiamata “post-verità” segnala soprattutto un indebolimento delle istituzioni che certificano i fatti.
-Come se ne esce?
La risposta non è rimpiangere un passato “puro”, ma progettare regimi compatibili con libertà e dignità.
-Non credo sia un gioco facile residente?
Servono garanzie indipendenti più forti, pratiche professionali trasparenti e intermediari digitali più leggibili nelle loro scelte. Il resto verrà da solo e in maniera più che naturale.
-Sbaglio o coltiva ancora una grande passione per la filosofia?
Senza le scienze filosofiche dico sempre ai miei studenti all’Università non si va da nessuna parte. Due anni fa per il 70° anniversario dell’USPI, il 19 giugno 2023, nella prestigiosa cornice di Palazzo Madama scelsi come tema “Il bello e il bene”, un titolo impegnativo che rifletteva la mia convinzione profonda: anche nell’evoluzione frenetica dei media, esiste un nucleo di valori senza tempo – la ricerca del bene, della verità e della bellezza – che deve guidarci. Da appassionato di filosofia, tornato dopo anni di peregrinazioni moderne ai classici di Platone, sentivo che quell’anniversario non doveva essere solo celebrazione storica, ma un momento di riflessione sui princìpi fondanti del nostro lavoro.
-Perché proprio Platone?
Dopo varie peregrinazioni nella modernità per circa 20 anni sono tornato non a caso a Platone, cioè al fondamento del pensiero di noi occidentali. Quindi si tratta di una pura passione, perché noi viviamo di passioni e tendiamo a ricondurre tutte le cose che accadono nella nostra vita a ciò che ci muove, ci determina ogni giorno. Non saprei vivere freddamente, non mi divertirei, non troverei un senso a tutto il lavoro che faccio. Ecco perché Platone.
