| 1) NATUZZA EVOLO |
| (Lo speciale,della durata di un'ora,racconta la storia di una
donna contadina di Paravati,paesino della provincia di Vibo Valentia,che asserisce di
dialogare con i defunti.Lo speciale propone anche una serie di immagini inedite ed assai
suggestive di questa donna che durante il periodo pasquale vive il mistero delle
stigmate:ferite perfettamente visibili e sanguinanti.Attraverso alcune interviste tra la
gente lo speciale cerca di spiegare quale sia il rapporto che la gente del luogo vive con
questa donna e con la sua casa,diventata ormai da anni luogo di preghiera e di
pellegrinaggio)
La storia di Natuzza Evolo, da Sarmancada
a Rai Usa
"I giornali dicono una cosa che sanno che non è vera, nella speranza che se continueranno a dirla abbastanza a lungo sarà vera".(Arnold Bennet)
Non solo la cronaca nera catalizza lattenzione del grande pubblico. Ci sono argomenti che in termini di ascolto "tirano" più di quanto non avvenga con le tragedie o le disgrazie collettive. Sono soprattutto quegli argomenti legati al "mistero", argomenti difficili da spiegare in pubblico, complessi da trattare in televisione, e di cui la gente sembra andar matta. Nella storia della Rai calabrese cè un argomento molto particolare che in questi ultimi ventanni ha fatto storia per via dei dati di ascolto registrati in tutte le occasioni in cui questa vicenda così particolare è stata affrontata, ed è la storia personale, e ormai anche pubblica, di Natuzza Evolo, una donna che vive nella sua modesta casa di Paravati e che da quasi mezzo secolo soffre e sopporta il mistero delle stigmate: dettaglio, questo, importante e che in tutti questi anni ha portato in Calabria gli inviati delle maggiori reti televisive di tutto il mondo per riferire di questa donna "che parla con i defunti, che vede langelo custode di ognuno di noi, e che fa i miracoli". Una sorta di Padre Pio al femminile e che in ogni caso la televisione non ha mai raccontato nella sua totale interezza. Dico tutto questo per via di unesperienza personalissima. Sono stato a Paravati decine di volte, in decine di occasioni diverse, ma i tempi veloci e nevrotici della televisione non mi hanno mai consentito unanalisi approfondita ed esauriente del fenomeno. Un fenomeno che naturalmente non può considerarsi solo "calabrese", ma che appartiene ormai al mondo intero. Il primo ad intuire che Natuzza Evolo sarebbe stata una "storia ideale" per la televisione, e quindi un personaggio che avrebbe colpito molto il grande pubblico, fu il giornalista Michele Santoro. Erano gli anni della mitica "Samarcanda", la fine degli anni 80, quando nessuno, dico proprio nessuno, né in RAI né nel Paese, avrebbe mai immaginato di trovare tra gli ospiti del giovane "Robespierre" di RAI-TRE questa "povera contadina calabrese che come il frate di Pietralcina vive da almeno 50 anni il grande mistero delle stigmate". La puntata fu uno straordinario successo di audience, ma lapproccio che Santoro riservò alla "mistica di Paravati" non piacque molto alla Chiesa locale, e quando Samarcanda lanno successivo bussò per la seconda volta alla porta di casa di Natuzza Evolo trovò un insormontabile muro di diffidenza e di rifiuti. Da quel momento Natuzza, e la sua storia, scomparvero completamente dal video. Per tre anni consecutivi gli inviati delle più grandi reti televisive del mondo provarono a diventare titolari di una intervista esclusiva con "questa donna che vede la Madonna, e che parla con langelo custode che sta alle nostre spalle", ma inutilmente. Poi, allimprovviso il "miracolo". Tre anni più tardi ci riprovò Piero Vigorelli, allora esordiente conduttore di "Detto Tra Noi" su RAI-DUE, cronista graffiante e dallaspetto assai burbero, ma estremamente attento verso i tanti "misteri della fede". Vigorelli era alla ricerca di un qualcosa di "forte" da mandare in onda l8 dicembre, giorno dellImmacolata, quando tutti stavano a casa. La sua redazione gli propose una decina di casi diversi, ma erano storie che non lo convincevano. Maniacale come lo è sempre stato Vigorelli si tuffò allora tra la rassegna stampa che Pier Guido Cavallina, allora capostruttura responsabile del programma, aveva sistemato nella sua stanza e dopo giorni di ricerche e di solitarie riflessioni rispuntò il "caso-Natuzza". Ma accetterà mai? Il colpo di genio.Vigorelli decise di chiamare personalmente il marito della donna al telefono, lo convinse a ricevere un suo cronista, poi fece in modo di ottenere il placet del vescovo di Mileto, mons.Domenico Tarcisio Cortese. Fu un lavoro estenuante, ma che produsse leffetto sperato. Alla fine Natuzza accettò di diventare protagonista di una puntata di "Detto tra Noi", ma pose una condizione: chiese di essere trattata -fece sapere al giornalista di RAI DUE- con la stessa "serenità di giudizio e lo stesso rispetto umano" con cui la trattava la gente che da trentanni a questa parte da ogni parte del mondo arriva fin quaggiù per incontrarla e parlarle. Da vecchio "inviato", abituato a mari più procellosi, Piero Vigorelli decise di vendersi lanima, ma lo fece solo perché intuì che il gioco sarebbe valso la candela, soprattutto in termini dascolto. La puntata andò in onda regolarmente l8 dicembre 1992. Allindomani i dati Auditel proclamarono Natuzza Evolo "regina incontrastata" della televisione italiana. Quasi seimilioni ditaliani avevano seguito la diretta dalla Chiesa da Paravati e la mia intervista alla donna con le stigmate, un record che diventò una delle pagine più belle della storia di RAI-DUE. Il 6 gennaio 1993 Piero Vigorelli rimandò in onda uno spezzone dellintervista fatta a Natuzza Evolo, in occasione della sua festa a Paravati, e per la seconda volta fu un trionfo dellaudience. Dalle colonne dellAvvenire don Claudio Sorgi, critico televisivo del giornale della CEI, tentò uninterpretazione, tessé le lodi di Vigorelli, e spiegò che a vincere la battaglia dellauditel era stata, quella volta, la "semplicità di questa donna", ma forse anche la necessità per ognuno di noi "di riscoprire la fede e di interpretare i misteri della vita". Unopinione personale, ma che ridiede a Piero Vigorelli la forza di proseguire sulla strada intrapresa con maggiore vigore e maggiore tranquillità, alla riscoperta dei tanti altri misteri di questItalia così ricca di suggestioni popolari. Ma che cosa scatta nella mente di ognuno quando Natuzza compare in video? Perché questo "povero verme di terra", così come Natuzza Evolo ama definire se stessa, fa man bassa di ascoltatori e riporta ai picchi più alti la curva dell'audience di qualunque programma televisivo la abbia come sua ospite principale? Sono risposte non semplici, che riguardano una vicenda a cui da anni tentano di dare uninterpretazione scientifica studiosi ed esperti di ogni parte del mondo. Per lei, Natuzza, vera grande star della televisione di questi anni, è invece un fatto assolutamente normale. "La gente vuol vedere cosa di nuovo e di diverso sul fronte della fede si muove nel mondo", lo fa con lei, ma in passato lo aveva già fatto con i misteri di Medjugorie. Molti ricordano anche unaltra puntata di "Detto Tra Noi" che Piero Vigorelli aveva dedicato qualche mese prima alla storia della Madonna delle Lacrime di Siracusa, altro grande trionfo televisivo di quellanno, con oltre cinque milioni di italiani "appesi al video". Natuzza stessa non sa da cosa possa dipendere tutto questo, ma sa però che la televisione ha il grande merito di portarti là dove nessuno altro strumento tecnologico potrebbe mai farlo, facendoti entrare nelle case di tantissima gente che non può muoversi da casa propria e che solo così ha invece la possibilità di toccare con mano altre storie. Qualche anno dopo accadde la medesima cosa con il caso di un frate di Placanica, Fratel Cosimo Fragomeni, storia anche la sua di misticismo e di miracoli che Vigorelli presentò in televisione come uno dei pochi "eventi straordinari dellanno". Anche quel giorno a Placanica cero io insieme con la Squadra Esterna Uno di Cosenza. "Natuzza-superstar", dunque, un successo dellauditel che potrebbe avere mille interpretazioni diverse. La sua è la storia di una donna che all'età ormai di 70 anni continua a vivere durante la settimana santa, tra il venerdì santo e la domenica di Pasqua, il grande vero mistero delle stigmate. "Sono stigmate molto particolari. Le compaiono sulle mani, ai piedi, persino sulle ginocchia dove il sangue forma degli strani disegni geometrici. A volte pare che qualcuno si fosse divertito ad intagliare la pelle di questa donna, e a disegnarle sulle sue ginocchia il volto di Gesù. Ma altrettanto importante è la ferita che compare sul costato di questa donna, nello stesso punto dove Gesù venne colpito a morte dalla lancia del centurione. Tutto questo, lo ricordo, in una settimana di dolori atroci e di sofferenze inenarrabili, che per gli psichiatri della New York University venuti in Calabria per studiare il fenomeno non hanno "nessun precedente al mondo e nessun termine di paragone". Lo è altrettanto per le stigmate, quasi identiche a quelle che aveva padre Pio, ma nel caso di Natuzza sono più profonde e più evidenti, soprattutto quelle delle mani, dove attorno al foro classico delle stigmate il sangue disegna ogni anno dei misteriosi segni di croce. Ma il mistero di Natuzza non finisce qui. Nella sua puntata di "Detto Tra Noi" Piero Vigorelli quellanno analizzò il fenomeno in tutte le sue sfaccettature, raccontando con dovizia di particolari i momenti in cui Natuzza va in trance e incomincia a parlare le lingue più strane di questo mondo, persino il russo e lebraico. "Siamo in presenza, giova ricordarlo -ripeteva lex Direttore della TGR- di una donna che non ha frequentato la scuola e che non sa né leggere né scrivere". Dopo il primo successo televisivo di "Detto Tra Noi" Pier Guido Cavallina, fino ad allora instancabile capostruttura di RAI-DUE (passato qualche anno più tardi a Canale5), chiese a degli esperti di comunicazione di massa di analizzare i dati auditel, e si scoprì che il momento di maggiore "tensione popolare" e quindi di massimo ascolto generale si registrò nel momento in cui Vigorelli tentò di spiegare il rapporto che Natuzza "vive con il mondo dei morti". Questa donna, si dice in Calabria, ha "il potere di comunicare con lal di là, e di parlare con i defunti". Vigorelli si fece spiegare in diretta da Natuzza come tutto questo fosse possibile, e Natuzza rispose con la sua solita grande semplicità: "Ma è l'angelo custode che ho alle mie spalle che mi suggerisce e mi guida in questo cammino a ritroso nel tempo". Non soddisfatto, Vigorelli riprovò con una nuova domanda: "Ma è vero che lei riesce a sapere tutto degli altri?", e lei di rimando: "Ma non sono io il miracolo, il vero miracolo è Gesù che mi usa per i suoi obiettivi umanitari. Molti giurano di essere stati guariti da me, ma tutte queste guarigioni straordinarie, e anche misteriose sul piano scientifico, non dipendono dalla mia volontà. E Gesù che mi dice cosa devo fare e cosa devo dire alla gente che viene a trovarmi, il resto poi accade senza che io sappia nulla". Natuzza, ma come fa a trovare la forza per ricevere tutta questa gente? "Neanche questo dipende da me -rispose la donna di Paravati- è sempre Gesù che mi dà la forza di andare avanti". Dopo la sua seconda trasmissione dedicata a Natuzza Evolo Piero Vigorelli tentò un calcolo, ne venne fuori che da questa sua casa di Paravati, dove Natuzza vive, in tutti questi anni sono passati milioni di uomini, un mistero che i grandi giornali americani presentarono a tutta pagina un anno più tardi, approfittando forse del fatto che RAI- Corporation avesse deciso di ritrasmettere per ben due volte di seguito il programma che io, Rosario Greco, Bruno Castagna e Ciccio Di Michele, avevamo nel frattempo realizzato e montato nella vecchia sede di Via Montesanto, e riversato poi sulle reti destinate agli italiani d'America. Per Luigi Maria Lombardi Satriani, titolare di antropologia culturale alla Sapienza di Roma, il successo sta nella "mediazione che Natuzza svolge tra mondo dei vivi e mondo dei morti, e che consente di dare concretezza al bisogno di un recupero del rapporto interrotto. La contraddizione tra comunità perenne e precarietà esistenziale -aggiunge il vincitore del Premio Viareggio 1982- riceve unattenuazione sul piano della simbolicità, risolvendosi nella dimensione della comunità metastorica, che Natuzza-vivente che ha stigma di morte può garantire". Ma perché tanto successo in televisione? Forse perché la storia di questa donna è legata sempre di più alla nevrosi del mondo moderno. Per Luigi Maria Lombardi Satriani "L'attività di Natuzza è in nome della vita; della vita dei superstiti, cui ridà sguardo e parola; dei morti, cui assicura continuità di discorso; in sintesi, di una comunità rifondata nella quale vivi e morti possono comunque continuare in relazione: la vita è nel rapporto, è il rapporto". Ma del "caso-Evolo" in tutti questi anni ci si è interessati a fondo anche allUniversità di Cassino, dove il sociologo Rocco Turi teorizza lidea di un "Successo televisivo legato allaspirazione della gente comune, nella ricerca -spiega lautore dellindagine- di una fede più solida e di certezze assolute". "Il movimento di massa che si è creato attorno a Natuzza Evolo -aggiunge Rocco Turi- è legato al desiderio diffuso di personalizzare la propria dottrina cristiana. Le preghiere non soddisfano del tutto quei credenti che sono ancora sprovvisti di una debole fede. In tutti cè la speranza e il desiderio di un contatto diretto con Gesù, la madonna, i santi, affinché sia possibile sottoporre loro e risolvere più efficacemente le proprie angosce e le proprie inquietudini. Attraverso il video, dunque, tutti sognano di incontrarla, di conoscerla, di parlarle, di chiedere a Natuzza la sua intercessione...". Natuzza Evolo, insomma, "ultima spiaggia", di un pianeta di sofferenza e di dolore. E la TV, anche in questo caso, ha solo mediato un evento naturale che nessuno di noi cronisti forse ha mai avuto modo di raccontare bene e fino in fondo. (Capitolo tratto da "40 anni di RAI in Calabria" di Pino Nano, Edizioni Memoria, Volume 2)
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